di Irene Mesolella

Aggirandomi nei corridoi della Biennale di Firenze del 2015, tra le centinaia di opere provenienti da ogni angolo del mondo, i miei occhi si imbattono in un’opera dal sapore filosofico e simbolista. Si tratta di un disegno dove appaiono cerchi da cui si diramano “gocce” nere su fondo bianco e grafie sinuose in infinita espansione. Si capisce fin da subito che l’opera deve far parte di un progetto pittorico molto più complesso e destinato a spazi immensi.

Questo progetto, intitolato Umbrales è portato avanti dai fratelli Hugo e Alejandro Viana Castaño, colombiani di nascita e cittadini del mondo, grazie alla loro presenza artistica in varie gallerie, e partecipazione a esposizioni d’arte in molti paesi sudamericani ed europei.La facilità nell’entrare in contatto con questi artisti è sorprendente: sono infatti due fratelli che amano raccontare la loro arte in maniera umile, e che non hanno pregiudizi nel condividere la loro opera. Lavorare in equipe per i due artisti è un momento fondamentale: interagiscono e si completano per creare ogni volta, attraverso l’uso di materiali diversi come disegno, pittura, scultura, installazioni multimediali, una sinergia comunicativa che sarebbe impensabile per una sola testa.

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Entrambi hanno studiato arte plastica e visiva, uno presso l’Accademia di Belle Arti dell’Universitá di Caldas e l’altro presso la Scuola Superiore d’Arte di Bogotá, con in seguito un master presso l’Universitá Politecnica di Valencia. Dalla tradizione figurativa, come possiamo ammirare dagli schizzi e disegni di Hugo e di Alejandro di matrice antropologica e mistico-religiosa, passano a formulare, attraverso un mix di tecniche, delle variabili di pittura che sfociano nell’utopico e astratto mondo del colore, fino dal dualismo intimo-terreno e spiritual-filosofico dei contenuti e dei messaggi proposti nelle opere.

La loro arte è variegata in tutti i sensi. Alejandro, per esempio, mi parla dei taccuini di disegno che, non seguendo i precetti accademici dell’arte classica, sono in se stessi “evocazione”. Sono riferimenti a spazi da loro frequentati, dove si stanno vivendo dei momenti concreti: un esempio è il gioco di seduzione tra l’artista e la modella in una classe di pittura dell’Accademia di Belle Arti, dove si percepisce l’ossessione e compulsivitá del desiderio, passando sempre dal sacro al profano, dall’antropologico allo zoomorfo. Tutto ciò rimane disegno e segno, con le sue passioni e pulsioni artistiche.

Quando ho chiesto ad Alejandro di parlarmi dell’idea del progetto “Umbrales” ovvero “Soglie” – quello selezionato dalla giuria internazionale della Biennale di Firenze del 2015 – sono rimasta affascinata dai suoi racconti che svelano una forte componente mistica. È un’installazione che vuole mettere in luce il significato, incerto ma molto verosimile, delle “tracce umane” dell’artista, che producono un risultato visivo ed emozionale.

Come strumento di espressione, di coscienza, di comunicazione di sentimenti e di sopravvivenza nel tempo dell’uomo primitivo. Tracce fissate sulla parete, come esorcismo dalla morte. Una sorta di figurazione antropologica della magia sciamanica e creatrice, che assume qui la funzione di””salvezza” e di “passaggio” dell’invisibile nel visibile. In queste sublimi istallazioni si concentra l’ancestrale esigenza, ancora viva ai nostri giorni, della necessità del “fermare il tempo” in un ricordo che non è solo memoria, ma anche visione concreta, immagine e passaggio vitale.

Infatti la fermezza e la forza di questa immagine-traccia mutabile, presentata come trittico di disegno su carta alla Biennale e come istallazione multimediale in altre istituzioni museali colombiane, è un flusso di forme sinuose che si biforcano, costituito da circoli concentrici dove si raggruppano piccole sculture modellate con fango e fuoco, come un insieme di maschere “impossibili”, volti dalle espressioni vive, fermate nel tempo e nello spazio.

Una metafora dello sviluppo di noi uomini come “specie”, nella dinamica della vita dove tutto è indeterminato e infinito. Questa è solo un aspetto di ciò che nasconde l’opera dei fratelli Viana: un progetto artistico che invita a essere conosciuto con gli occhi e a essere sentito con l’anima e che, allo stesso tempo, risveglia una curiosità profonda per le future ricerche e creazioni plastiche di questi artisti.

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