Il Leviatano

a cura si Stefania Bison

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SB – Secondo la sua opinione, un illustratore di copertine di libri o di prime pagine di riviste è un pittore professionalmente decaduto?

PL – Quello che conta sono i risultati. Ci sono pittori che per sbarcare il lunario hanno eseguito copertine per case editrici o per periodici, senza con questo avere perso credibilità.

SB – Mi può fare un esempio di un artista contemporaneo famoso che opera anche in questo comparto, senza avere la puzza sotto il naso?

PL – Tullio Pericoli, per esempio. Ricordiamo i suoi eleganti disegni nelle pagine culturali de “ La Repubblica”, dai contenuti espressivi accattivanti.

SB – Tra i giovani , c’è qualche emergente?

PL – Più di uno.

SB – In particolare ?

PL – Il lucchese Francesco Federighi.

SB – Tanto giovane non è. Aveva iniziato giovanissimo a collaborare al settimanale “L’Espresso”, eseguendo, in ogni numero il ritratto di un protagonista della politica e della cultura in quel momento sulla cresta dell’onda.

PL – In ogni occasione dimostra di avere una mano felice. A mio avviso, è di singolare ingegno. Riesce a passare dall’espressività grottesca del ritratto per copertine di periodici, alla realizzazione di dipinti, in cui segue fedelmente i canoni della classicità, pur rimanendo nella contemporaneità.

SB – Forse è per questo motivo che Vittorio Sgarbi lo ha invitato alla Biennale di Venezia del 2011, nel Padiglione Italia?

PL – Vittorio Sgarbi è un talent scout quanto mai garbato, se l’artista è meritevole.

SB – In effetti, non è passato inosservato l’ evento espositivo, nell’Atrio di Palazzo Pretorio a Peccioli, nel giugno del 2011, “Caravaggio, caravaggini & co.” con   testo di Sgarbi, in cui Francesco Federighi aveva presenza e ruolo del “caravaggino”. Non era questo lo spirito della mostra, dedicatagli?

PL – Certo. Il quadro che porto a conoscenza nel contesto de “Il Leviatano”, rappresenta una ricerca pittorica da non sottovalutare. Per il messaggio sociale espresso con eleganza e talento, in chiave significativa realista. Si avverte un costrutto, le cui radici affondano nella mirabile estetica di Caravaggio. In questo suggestivo dipinto, il nostro lucchese segue la traccia compositiva de La vocazione di San Matteo, riprendendo la collocazione e gli atteggiamenti delle figure , rivelando gli equilibri entro gli spazi   in ombra tramite una ineccepibile luminescenza metafisica.

SB – In effetti, Francesco Federighi   pare non essere un artista del proprio tempo.

PL – Penso a lui come a un libertario. Immagino dalla qualità umana meno inquieta del suo Caravaggio.

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