Emanuele Sferruzza Moszkowicz è un artista di 31 anni, nato a Reggio Emilia, da padre italiano e madre francese. E’ rientrato in Italia da pochi mesi, dopo aver passato gli ultimi 16 anni tra l’Europa e gli Stati Uniti. Le sue esperienze fondamentali sono maturate quindi prevalentemente all’estero, così le sue esibizioni:Taiwan, Paesi Bassi, Stati Uniti, Francia, Spagna, Svizzera, Austria.
Di rilievo la sua partecipazione, nel 2011, a Future Pass, mostra inserita negli Eventi Collaterali della 54° Biennale di Venezia alla Fondazione Buziol, approdata nello stesso anno al Wereldmuseum di Rotterdam e nel 2012 al Fine Arts Museum di Taichung, in Taiwan. Future Pass ha mostrato le visioni di 130 artisti da tutto il mondo, dimostrando l’esistenza di un movimento internazionale e trasversale nella nuova estetica del XXI secolo, capace di esprimersi con un linguaggio ibrido tra il fumetto e l’animazione, in una fusione ideale con la tradizione del passato. E’ proprio da questa mostra che Emanuele decide però di rompere con il suo passato, con quel segno che l’aveva reso riconoscibile e ricercato con le sue Wonder Lines. Decido d’iniziare la mia intervista da qui.

D: Perché dopo essere stato selezionato dalla curatrice Victoria Lu (direttore creativo del MOCA Shanghai e prima curatrice e critico donna dell’arte contemporanea cinese, ndr.) per un tour mondiale assieme ai nomi di riferimento del Pop Surrealismo asiatico e californiano hai messo in stand-by il percorso di Wonder Lines?

R: Mi sentivo come l’ammiraglio Byrd nei suoi insostenibili mesi di solitudine passati nell’avamposto antartico descritto da Searles ne L’Ambiente non umano. Disegnare in quel modo è di per sé un mezzo per allontanarsi da ogni cosa, e ho disegnato così per diversi anni prima di essere selezionato per quel ciclo di mostre. Lo stile si era trasformato in decorazione, che è la cosa peggiore che può succedere. Avevo bisogno di respirare, e l’autonomia fantastica all’interno di un mondo immaginario non era più sufficiente. I dettagli, quelli fuori dal foglio di carta, cominciarono ad interessarmi, ad essere seducenti ed importanti. Il capitano Byrd dopo un certo tempo si trovò esposto ad esalazioni di ossido di carbonio per via di un motore difettoso. Per poco non gli costarono la vita. È successo un fatto personale ed intimo che ha cambiato la percezione di quello che stavo facendo, ma sicuramente ero pronto per iniziare qualcosa di nuovo e sentivo di dovere investire tempo per una nuova serie di studi. Essere selezionato per Future Pass quale unico europeo ha completato un ciclo. Per migliorare quell’universo dovevo uscirne comunque.

D: Se vuoi dirmelo, qual è stato il fatto personale che ti ha fatto cambiare rotta?

R: Un anno fa un amico mi ha chiesto se avessi mai realizzato un ritratto di mia madre. Doveva scrivere un’ intervista e mi fece una domanda molto personale, alla quale non ero assolutamente preparato. Mia madre è morta quando avevo un anno, in un incidente stradale nel quale fummo coinvolti entrambi.
Con quella domanda mi sono accorto di non avere gli strumenti per realizzarlo, e qui inizia la mia nuova fase. Per strumenti intendo quelli di un adulto, in parte, ma anche una sorta di intuizione che quella domanda aveva acceso e alla quale volevo dare una risposta. Avrei potuto disegnarla tecnicamente, un ritratto alla fine non è una cosa così difficile da fare. Quello che mi mancava era la capacità di esprimere la distanza, la separazione, la morte, e riportarla al presente come un atto anche privato. Non avevo idea in che modo ancora. Volevo capire come riportarla a me in modo graduale, dandole un senso, esattamente nel modo opposto in cui mi era stata tolta. Iniziai a perdere completamente interesse al segno che mi aveva contraddistinto per anni, e cominciai a cercare altrove un metodo fuori dai fattori estetici di rappresentazione della realtà soggettiva. Iniziai così una prima ricerca, Hacking Biometrics, per rappresentare il lato non percepito di un’immagine preesistente. Successivamente ho iniziato la serie degli Angeli. Mi sembrava logico fare un tentativo di richiamare esclusivamente il lato non osservabile e declinarlo su una superficie. Se Hacking Biometrics è la prima fase, gli Angeli sono la seconda…ci saranno poi i ritratti come terza fase del percorso, ma questi ultimi li terrò solo per me.

D: Spiegami in poche parole la prima parte del tuo lavoro degli ultimi due anni. Cos’è Hacking Biometrics?

R: Hacking Biometrics è la prima fase di una ricerca che si muove in diversi ambiti. Ho iniziato degli studi preliminari in cui eseguivo delle rotazioni su immagini preesistenti. Sono partito dalla premessa di considerare le immagini consegnate alla storia dell’arte come dotate di un codice sorgente ancora vivo, capace di restituire informazioni. Un po’ come un hacker, che entra all’interno di un sistema dimostrandone la possibilità di accesso per mettersi alla prova. Eseguo degli studi su un’opera considerata finita dall’osservatore, applicando delle rotazioni per ottenere nuove immagini potenzialmente infinite. Non mi interessava tanto ottenere un alto numero di immagini, quanto poter essere il primo testimone di quello che si trova dietro all’immagine, nascosto alla sua stessa audience. Quello che risulta sono immagini non definitive. Mi piace pensarle come intuizioni, idee che tengono svegli la notte e che si guardano alla luce del sole, il giorno dopo.

D: Sto pensando alle rotazioni che esegui in Hacking Biometrics come ad un passaggio dal tuo stile a linea, Wonder Lines, che è molto teatrale, ad una soglia tragica dell’espressione, mi sbaglio?

R: No, hai ragione. Wonder Lines è esattamente un universo teatrale e vive della sua audience. È un po’ quello che potrebbe essere un caratterista in un film. Per questo l’ho sospeso. Non aveva nessuna ragione di esistere, se non per fare la sua apparizione sul palco e godere dei complimenti di un pubblico in un sistema privo di ricerca. È già qualcosa avere un proprio stile, non fraintendermi, ma quando ho iniziato Hacking Biometrics non volevo ottenere qualcosa che fosse esteticamente interessante, gradevole, o che dovesse piacere o soddisfare le aspettative del pubblico. Essere teatrali significa appartenere ad un modello drammatico. La soglia tragica significa semplicemente che l’esito non è conosciuto. Sento il processo cognitivo della creazione nella consapevolezza di vivere quel momento senza un’audience, spinto solo dal desiderio di eseguire un atto creativo. È buffo, perché il tragico è un modello di vita libero, si permette di declinare la sua creatività con meno regole di un ruolo drammatico. Wonder lines operava in un mondo di fantasia finito, dove la sorpresa del pubblico era il trionfo del passato e la sua ripetizione. Hacking Biometrics è aperto ad un sistema infinito di possibilità, che è l’accesso alla meraviglia, che di poetico ha di essere consapevoli della straordinarietà della propria esistenza e del legame con l’atto creativo.

D: Hai esposto prevalentemente all’estero, dove hai vissuto per moltissimi anni. Che differenze hai notato, come artista , tra noi e i paesi dove sei stato?

R: Esiste una differenza di percezione. L’Italia ha un problema cognitivo per diverse cose. Vive di aspettative e proiezioni mentali, adora i cliché. Ogni cosa deve essere nel suo posto ideale, non nel suo posto fisico. Vive se stessa creando i presupposti per le sue delusioni. Un artista qui è visto come una persona diversa, marginale. Per diversa intendo equiparato ad una fascia debole della società. Per marginale, che in quella fascia debole ha la possibilità di riscattarsi attraverso un lavoro che lo metta in condizione di tornare a fare parte dei normali. Partiamo da questo: un artista, all’estero, produce valore tanto quanto per secoli gli artisti italiani hanno prodotto valore e cultura qui. Ogni società, al di fuori di quella italiana, ha una visione in potenza del proprio futuro. L’Italia ora vive come un affittacamere sull’arte creata in secoli di storia. Il resto del mondo crea artisti preparati che sono educati a vedere ciò che fanno come un lavoro, forti delle proprie idee e smaliziati dalla propria cultura.. e tanto sono abili nel creare le proprie possibilità, tanto creano nuova cultura e fanno business nel loro contesto, o esportandolo. Non sono legati all’idea sentimentale dell’artista, come succede qui. Fare arte in Italia significa anche interfacciarsi con persone che desiderano strade esauste, o possedere qualcosa che è di moda all’estero, la maggior parte delle volte credendo di non correre rischi perché si tratta di correnti attualizzate con vent’anni di ritardo da artisti locali o riconosciute come superiori, come una novità o come una ricerca artistica solida.

D: C’è un controllo notevole sui materiali che lavori. La struttura degli Angeli mi ricorda qualcosa di molto lontano nel tempo, per il quale non trovo riferimenti. Come sei arrivato all’acquerello e inchiostro sumi su legno?

R: Avevo bisogno di un materiale vivo che potesse restituire un’immediata sensazione di luce. Il legno e l’acquerello liquido non sono proprio due cose che vanno d’accordo. La difficoltà tecnica è un battesimo di fuoco

per ogni pezzo: il liquido corre velocemente nelle venature del legno e deve essere immediatamente riscaldato e asciugato per ottenere le forme geometriche che sono visibili. Per completare un Angelo sono necessarie centinaia di stratificazioni senza alterare il legno, che va fatto riposare a volte per diversi giorni. Ho fatto molte prove prima di ottenerne una valida, usando diverse qualità di acquerelli liquidi prima di trovare quello perfetto…il legno poi…trovare l’essenza giusta ha richiesto tempo. Non ho avuto riferimenti per quello che facevo, avevo un’idea e ho pensato che le due cose in qualche modo potessero essere combinate.

D: Si evince un controllo totale delle tue emozioni nell’ultima fase del tuo lavoro, pur avendo scelto un tema che ti dovrebbe portare a dei conflitti visibili. Gli Angeli invece lasciano in uno stato di profonda quiete. Come spieghi questo fatto?

R: Vasari fa procedere il disegno a partire dall’intelletto. Panofsky, che lo oppone ad Alberti, descrive l’idea artistica che ha trovato il suo percorso nello spirito che conosce la natura ma non ancora la sua origine, o che trovarne l’origine non è altro che dedurla soltanto. Non vivo l’epoca di Vasari, Alberti e Panofsky…per realizzare un Angelo non è più la mente ad operare…devo cedere e andare oltre la deduzione e l’intelletto, affidandomi, lasciando la mente tecnica e cercando un contatto di forte ispirazione con quell’origine che mi mette alla prova, e che mette in dubbio la sua esistenza. Non posso permettermi un conflitto, devo essere in uno stato di quiete io stesso ed è difficile spiegare una cosa cosí semplice come il lasciarsi andare a molte persone. Lo spettatore sente quiete perché nella realizzazione degli Angeli sono io stesso che cerco una comunicazione con quello che accomuna me e lo spettatore, umanamente.

D: Ultimamente è scoppiata sul web, in ritardo di tre anni, la polemica sulla sparizione delle ore d’insegnamento della storia dell’arte e relativa soppressione degli Istituti d’Arte, anche se la legge è quella solita del 2010 voluta dal ministro Gelmini. Quello che è chiaro, è che la situazione, da 3 anni a questa parte, resta gravissima, soprattutto perché siamo in Italia.Te la senti di commentare?

R: Quello che conta è la capacità di interagire con quello che si studia e usare le informazioni in un contesto contemporaneo. Imparare la storia dell’arte è utile in funzione dalla capacità di analisi e azione sul reale, per un proprio piacere personale come per un dialogo vivo per immaginare il futuro. Se non s’insegna come interagire con il nostro patrimonio, strapparsi le vesti è inutile come inutile è l’insegnamento.

Per chi volesse approfondire il lavoro di Emanuele, questo è il sito ufficiale, o quello di Cargo Collettive, qui.

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

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