Doré e Detaille: dalla sconfitta ai sogni di gloria

La sconfitta patita contro la Prussia nel 1870 segna la storia politico – culturale francese ben più di quanto avesse saputo fare la trionfale pagina napoleonica: anche infine sconfitto, Napoleone per un tratto dominò la storia europea. La guerra franco-prussiana segna invece per la Francia molto più che una sconfitta temporanea, perché determinò la fine del suo sogno di grande potenza.

Ci riproverà ancora, ma con risultati sempre più deludenti, rinviando di volta in volta il momento della vendetta contro una Prussia, ormai diventata Germania con la proclamazione del Secondo Reich a Versailles (quale offesa poteva esser maggiore?). Tra i seguiti di quella cocente sconfitta non ci fu soltanto la consolazione recata da uno dei più straordinari romanzi di Emile Zola, quella Débâcle pubblicata nel 1891, che tutti i giovani del mondo dovrebbero leggere, ma anche l’incitamento alla rivincita, lo spirito della ricostruzione e della rinascita che sembra incarnarsi – come a dimostrare quanto il nesso politica-pittura sia intenso – nel sollecito appello lanciato dapprima da Gustave Doré, fin dal 1871, e da Edouard Detaille nel 1888.

Vediamo: Napoleone III se ne è appena andato e morirà in esilio, in Inghilterra nel 1873; la popolazione francese è insorta nella Commune, che per sei mesi metterà Parigi a ferro e fuoco (una delle conseguenze fu la ristrutturazione urbanistica anti-sommossa di Haussmann). In questo clima, Doré (1832-1883), patriottardo deluso – non soltanto dalla politica, ma anche un po’ da se stesso, o dallo scarso successo artistico – sfoga tutta la sua malinconica ribellione scaricandone l’energia in tre grandi quadri, L’angelo nero della Prussia, La difesa di Parigi, e L’enigma, il cui titolo, prima ancora della un po’ imprecisa iconografia (una specie di sfinge campeggia sulla scena), copre di un velo di tristezza, delusione, incertezza del futuro lo sguardo dell’osservatore.

L’ormai famoso disegnatore e illustratore (chi non ha mai visto almeno un’incisione di quelle che dedicò alla Divina commedia?) viene così finalmente accolto da trionfatore al Salon del 1871 con una allegoria financo ambigua, visto che nulla nell’opera colloca le scene di distruzione, morte e disperazione in uno specifico contesto geografico, visto che la città sullo sfondo resta del tutto indistinguibile.

Ma la potenza dell’opera è grandiosa: la politica, specie in quel suo fondamentale e inarrivabile momento che è la guerra, esalta l’artista e lo trasforma nel primo coraggioso, e in fondo anche spietato, analista della sconfitta, che dovrà essere intesa non come quella di tutta la Francia (altrimenti, il patriottismo dove andrebbe a finire?), ma di un regime, di quello costruito da quella brutta copia dell’unico e vero grande Napoleone, che è Napoleone III.

Se l’appello di Doré è un invito fortemente introspettivo alla meditazione e alla riflessione che dovrà fare da guida alla rinascita, ecco che a interpretare questo spirito di rivincita giunge quello che possiamo intendere come un vero e proprio sogno che si trasforma in pittura.

È di Edouard Detaille (1848-1912), che potrebbe essere definito come un banale bozzettista specializzato nella ritrattistica delle divise e dei costumi militari, e che ai suoi tempi era per questo famosissimo, specie ovviamente tra i boulangistes, nostalgici revanscisti di un ritorno allo spirito della grandeur, e tra i sostenitori di una nuova politica estera che riportasse la Francia ai massimi onori della politica internazionale.

Autore di un’infinità di quadri di guerra che trasudano retorica militaristica, di quelli che Beaudelaire avrebbe detto che erano dipinti con la pistola, improvvisamente Detaille per una volta esce dal suo cliché lanciandosi in un’opera carica di emozione ideale, in cui riesce a render reale ciò che può essere soltanto sognato, e non ancora organizzato.

Un campo di soldati addormentati, ordinatamente; anche le loro armi sono state ben disposte. Tutti stanno facendo lo stesso sogno: nel cielo, tra le nuvole avanzano i loro eroi! Sognano il ritorno al passato, alle glorie di un tempo, alle grandi vittorie napoleoniche. La bandiera è ancora arrotolata, ma il sonno ristoratore vedrà i giovani al risveglio ardere di desiderio di combattere, di vincere, di riportare la Francia all’onor del mondo.
Doré dolente, riflessivo e amaro; Detaille retorico, ma ispirato ed emozionato, seppure ingenuamente. Doré chiede silenzio e riflessione, Detaille ardore e gloria. Due modi di intendere la politica, due stili di pittura. Ma, ancora una volta, la prova che pittura e politica, guerra e arte hanno infinite occasioni di incontro, intreccio, qualche volta scontro: anche di questo avrà avuto merito la guerra?

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