«L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro». Ritengo questa citazione di Vasilij Kandinskij idonea a illustrare l’essenza del “detto su tela” dell’artista Dayan Abraham.

Opere in cui una nuova geometria segnica fa la sua comparsa mediante linee che racchiudono in universi già noti il reale, ma che, con grande maestria, delineano una nuova Via Lattea. Una Via Lattea in cui il segno viene tracciato in maniera geniale dall’artista Dayan Abraham che elabora una nuova linguistica, un alfabeto caratterizzato da cromie vivaci e forme spigolose. La pittura di Dayan Abraham si contraddistingue per la sua figurazione sperimentale, pur inserendosi nel solco della tradizione dei maestri del cubismo, in particolare Picasso, Braque, Kandinskij. Ma egli, mediante la sua personale ricerca, cerca di emanciparsi da essi al fine di elaborare una nuova metrica caratterizzata da spartiti segnici ricercati, rinvigoriti dall’uso di cromie accese e vibranti.

Dayan Abraham è considerato come uno dei più illustri “compositori del segno” della nostra epoca in quanto possiede la capacità di creare delle vere e proprie melodie visive: narrazioni segniche che acquistano plus valore laddove lasciano intravedere valori celati. Infatti le opere di Dayan Abraham non hanno una decodifica immediata, ma sono delle vere e proprie analisi segniche della psiche.

Una psiche che è ora manifesta. Rifiutate le ideologie dell’accademismo classico, Dayan Abraham , elabora una propria linguistica segnica basata su nuove architetture geometriche. Le sue opere vanno dunque oltre l’estetica cubista di

Picasso e Braque.

Sono opere che ripercorrono il cammino dell’umanità mettendo a confronto i mondi di uomini e di donne in cui gli assi cartesiani vengono ridefiniti mediante contorni marcati che divengono ideali bisettrici che separano la realtà dalla fantasia.

Nelle opere di Dayan Abraham ogni personaggio rappresentato racconta la sua storia. Ci troviamo di fronte a quello che Goffman, nel suo libro “La vita quotidiana come rappresentazione”, ha definito come “scena” e “retroscena”. Alla base di questi lavori troviamo l’idea taoista secondo la quale la realtà debba muoversi lungo i binari che la portano verso un giusto equilibrio tra la razionalità “pensante” dell’Uomo e le sue spinte emotive.

Spinte emotive che portano Dayan Abraham, a collocare le sue figure in una nuova dimensione non più influenzata da variabili spaziali e temporali. Pur nella loro abbagliante luminosità queste opere trattengono zone d’ombra che rimandano ad un abisso interpretativo in cui le tenebre cercano di contrastare la luce, in un forte rimando concettuale in cui la salvezza per essere perseguita è costretta ad un’eterna lotta contro i mostri della psiche.

Il grande merito di Dayan Abraham è quello di essere stato in grado di scomporre il segno e portarlo sui giusti binari. Una figurazione geometrica in cui il significante ha la stessa valenza concettuale di un significato che va ricercato. Un significato che travalica il rappresentato per giungere lungo un nuovo sentiero. Un sentiero in cui la psiche rielabora il segno e lo riporta su tela. Il risultato sono le splendide argomentazioni visive di cui Dayan Abraham è il massimo interprete.

About The Author