David Seymour è il nome del fotografo che si cela dietro a molti scatti immortali. Dal fronte di guerra alle attrici più glamour, le sue foto hanno segnato un’epoca, ora in mostra a Palazzo Reale di Torino.

«Voglio essere nel cuore della storia». La storia è quella dell’Europa nella prima metà del Novecento. E il registro con cui il firmatario di questo imperativo artistico ha voluto raccontarla è quello del bianco e nero di una Leica 35mm, una macchina fotografica all’avanguardia, capace, per la qualità delle sue prestazioni, di annullare la presenza del fotografo, proprio come David Seymour intendeva fare, lasciando che persone, fatti, cose, siano colti nel cuore dei loro gesti e dei loro impulsi, anche quelli invisibili dell’anima, senza il disturbo di uno sguardo indagatore.

La retrospettiva oggi a Torino, a Palazzo Reale, fino al 14 settembre è organizzata da Silvana Editoriale, in collaborazione con Magnum Photos e la Direzione Regionale per i Beni Culturali del Piemonte: un’occasione per riconoscere nel fotografo polacco un padre assoluto della fotografia del Novecento. Il percorso si compone di centoventisette fotografie, suddivise in nove sezioni (Francia, La Guerra Civile in Spagna, Germania, L’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, I bambini della guerra, Israele, Egitto, Celebrità, Ritratti di Chim), tappe fondamentali della sua intensa, seppure breve carriera. Non è il senso dell’indagine quella che mette l’uomo e l’artista Seymour di fronte al mondo, con il suo strumento di lettura privilegiato che è la fotografia, semmai un bisogno di coltivare con il mondo un’empatia profonda, e di articolare una visione stringente sugli angoli bui di un universo sofferente, contrastato, attraverso le pagine di guerra, e di un dopoguerra silente, senza possibilità di far scorrere lacrime sul dolore.

LE CELEBRITÁ

Nato nel 1911 a Varsavia da una famiglia benestante, Davide Seymour, al secolo David Szymin, in seguito Chim, dopo gli studi di arti grafiche a Lipsia inizia a dedicarsi alla fotografia nei primi anni Trenta; poco più che ventenne a Parigi diventa amico di Robert Capa ed Henri Cartier-Bresson. Con loro nel 1947 fonderà la Magnum Photos. Chim è un umanista a tutti gli effetti, gli interessa l’uomo come essere morale, sociale, politico, e decide di mettere la propria arte, il suo intuito e una sensibilità evidente, al servizio di una Storia di cui avverte impellente l’urgenza di un racconto.

Ne immortala le pagine più importanti, nella maniera più autentica possibile, con grande passione e con uno sguardo assolutamente onesto. Dopo aver ritratto giovani ragazzi nelle miniere del nord della Francia, il mondo rurale, le riunioni nelle fabbriche, gli scioperi, i cortei e le manifestazioni anti-fasciste nella Parigi del 1935-36, David Seymour intraprende per conto di riviste come «Life» e «Regards» il suo “personale” viaggio attraverso gli eventi cruciali dell’epoca, andando a ritrarre la Guerra civile in Spagna, la Seconda guerra mondiale, e successivamente documentando gli anni del dopoguerra in Germania, Austria, Ungheria, Grecia, Italia.

Si sposterà infine nei suoi ultimi progetti in Israele e in Egitto, dove perderà la vita. Resta tra le sue immagini più celebri la foto scattata durante la Guerra civile spagnola di una madre che allatta il suo bambino nel corso di una protesta contadina: grazie alla capacità di catturare la forza dirompente di quella donna e di quel momento, questa foto diventerà simbolo di quella rivolta e icona di una società schiacciata che rivendica il diritto alla vita.

LA GUERRA E LE SUE CONSEGUENZE

Arruolatosi nella US Air Force, con il delicato compito di fotointerprete delle immagini aeree, David Seymour documenta il tempo e i luoghi della Seconda Guerra Mondiale senza riserve, e senza sovrastrutture. Di fronte alla sua macchina fotografica scorre la realtà di strade e paesaggi dilaniati, gli sguardi interrogativi dei soldati in trincea, e quelli sbigottiti della gente che si rifugia nei sottosuoli: il tragico “durante” della guerra. Poi il tragico “dopo”, luttuoso, drammatico, feroce.

David Seymour, nutrito da una forte coscienza civile, sceglie di raccontarlo attraverso la zona più fragile e più dolorosa di tutte, l’infanzia rubata, ritraendo gli orfani di guerra, bambini soli, malati, reduci dai campi di concentramento, abbandonati nelle case di cura e negli orfanotrofi, segnati da

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disturbi mentali, da una violenza di adulti che li ha derubati della loro naturale spensieratezza, bambini mutilati, stuprati fisicamente e spiritualmente. Ne scaturisce la serie I bambini della guerra, realizzata per l’Unicef negli anni del dopoguerra. Di fronte a queste foto, scattate in diverse città d’Europa, tra cui molte nell’Italia del sud, siamo pervasi da un bisogno assoluto di silenzio, ed è questa la lezione più grande di Davis Seymour: nessuna retorica, nessun commento superfluo, solo silenziosi scatti. Spostando il suo obiettivo verso il conflitto arabo-israeliano, mentre stava preparando un servizio per «Newsweek», David Seymour viene ucciso a Suez nel 1956, quattro giorni dopo la firma dell’armistizio: la macchina su cui viaggiava viene crivellata da una mitragliatrice egiziana, durante il viaggio per documentare uno scambio di prigionieri. Lascia come sua eredità fotografie indimenticabili, e il profondo rispetto per l’umanità, di donne, uomini, bambini, che da queste immagini trapela. Vale la pena di farsene pervadere.

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