Quello che non ti aspetti di trovare in un museo di Tel Aviv:il mosaico donato da Enzo Cucchi al Museo TAMA va letteralmente in pezzi.

Fa quasi piacere – lo dico ovviamente con sarcasmo, amarezza e anche indignazione, nonostante l’artista in questione non sia tra i miei preferiti – notare come ciò che crediamo essere il triste primato italiano dell’abbandono delle opere d’arte a se stesse sia in realtà un’abitudine lassista comune a tanti paesi.

Nel caso che sto denunciando oggi – nella speranza che qualcuno legga e provveda quanto prima – oltre al danno si aggiunge la beffa.

Sì, perché l’opera d’arte lasciata a sgretolarsi si trova all’interno del prestigioso TAMA, il Tel Aviv Museum of ArtsMuseo che al suo interno possiede il Conservation Department, il cui ruolo, si legge testualmente nel sito istituzionale, “è di prendersi cura della Collezione del TAMA e di assicurarsi che sia a disposizione delle generazioni future”. E all’improvviso sento profumo di casa.

Anche perché si tratta dell’opera The Tel Aviv-Yafo Mosaic, donata da Enzo Cucchi,  grazie all’elargizione della Banca di Roma, nel 1999. Il mosaico a pavimento è come un tappeto che conduce i visitatori nel bellissimo giardino esterno del Museo, pieno di sculture e di bambini che ci giocano in mezzo. Non avrei mai pensato di camminare un giorno sopra un’opera di Cucchi e di provarne un senso di disagio, perché la Transavanguardia non mi è mai piaciuta. Ma è immediata l’associazione mentale con l’immagine dell’arte calpestata a provocarmi il disagio. Perché mentre ci cammino sopra noto un buco profondo dove mancano delle tessere, poi vedo che tutto il percorso del mosaico è disseminato di buchi simili:c’è anche un rattoppo di cemento colorato! E’ in rovina, non saprei come meglio descrivere il suo stato di conservazione:altre tessere si muovono e pian piano anche le altre si perderanno. E’ così che si perdono i mosaici.  E’ un gran brutto segno per un museo che ha standard di alto livello.

Sa di approssimazione, un po’ come il cartello che descrive l’opera e che pone la data di nascita di Enzo Cucchi nel 1950 anziché nel 1949.

Vorrei chiedere gentilmente al Direttore del Museo di provvedere a sistemare questi due sbagli. Uno costa pochissimo e l’altro non è certamente uno di quegli interventi in grado di svenare il bilancio di un Museo. Anche uno studente di Belle Arti sarebbe in grado di sostituire le tessere e di consolidare il mosaico. Perché questo è l’unico modo di mantenere la parola data alle future generazioni, verso le quali lei si è assunto il nobile compito di lasciare in eredità il Museo che dirige. Potrà pensare che una cittadina italiana dovrebbe tacere sul tema di conservazione dei beni culturali, ma proprio perché italiana, so che non c’è nulla di più deludente per un giovane che perdere la fiducia nella generazione che l’ha preceduto.

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