Il Leviatano – Botta e Risposta col direttore di Effetto Arte

a cura di Barbara Zucchi

 

Paolo Levi non fa prigionieri. Sin quando non avrà un minimo pentimento lo prenderò alla sprovvista per ottenere da domande “normali” risposte infami.

 

BZ: Il critico d’arte, oltre a conoscere profondamente la storia della sua disciplina, deve anche possedere il valore aggiunto della psicologia?

PL: Sulla definizione di cosa sia in realtà la critica d’arte, la risposta è a largo raggio. E’ una disciplina in cui alla storia del passato non è applicabile la psicologia, ma tutt’al più la storia dell’artista e del suo tempo, ma fare dello psicologismo sugli artisti defunti è semplicemente una violenza. Un’autobiografia di qualsiasi maestro è solo in parte sufficiente per capirne l’animo. Per cui atteniamoci all’opera pittorica o plastica solo attraverso il linguaggio espressivo. Per quello che riguarda gli artisti viventi, non è giusto fare un’indagine psicologica usufruendo delle loro sperimentazioni visive. Mi è molte volte capitato di incontrare artisti ormai entrati nella storia dell’arte, come Emilio Vedova, Corrado Cagli, Piero Dorazio, Renato Guttuso ecc., con atteggiamenti, nella loro quotidianità, che non avevano nulla da spartire con la loro ricerca contenutistica. Emilio Vedova esprimeva follia da tutti i pori ma gli era assolutamente funzionale per le sue furiose gettate di colore, splendide, sulla tela del tutto indifesa. Piero Dorazio, quando ero a pranzo da lui, anziché parlarmi della sua pittura, ogni volta che c’incontravamo ripeteva, urlando, il suo odio per Palmiro Togliatti che l’aveva cacciato dal Partito Comunista. Ho voluto molto bene a Corrado Cagli, il quale mi ricevette per la prima volta nel suo studio in pigiama. Renato Guttuso invece era un intellettuale dal segno e dal colore eccezionale, comunista duro e puro, il quale nel suo entourage femminile non mi risulta che abbia mai avuto, solo per coerenza, una donna proletaria: l’amica Lia Pasqualino Noto era marchesa, la moglie, Mimise Dotti, era di nobile lignaggio, così la contessa Marzotto, sua compagna di vita sino all’ultimo. Sottolineo solo questi passaggi da gossip, in quanto non mi piace ritrovare nei miei miti giovanili delle contraddizioni d’ambito classista. In questo caso, la psicologia non è riferibile in ognuno di questi miei prestigiosi amici, in quanto la loro follia e contraddizioni forse sono state le cause indirette del “notturno inconscio” delle loro poetiche.

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