Di Cosimo Tura, noto come Cosmé Tura (Ferrara 1433 ca. – Ferrara 1495), si hanno pochi documenti sulla sua formazione. Le prime testimonianze che lo citano risalgono al 1450-1452, quando decora alcuni oggetti d’uso quotidiano per la Corte Estense. Il suo apprendistato avviene nelle le botteghe ferraresi che già hanno accolto i princìpi del nascente umanesimo. Dalla metà del 1452 fino al 1456 non si hanno documenti che attestino la presenza di Cosmé Tura a Ferrara, per cui si è avanzata l’ipotesi che gli stessi Estensi, avendo notato le precoci doti artistiche del giovane, lo abbiano finanziato per un viaggio di studio tra Venezia e Padova. Questa tesi è anche avallata dal linguaggio espressivo che Tura manifesta al suo ritorno. A Padova egli lavora presso la bottega di Francesco Squarcione, pittore ma soprattutto collezionista di reperti archeologici.

Le composizioni di Squarcione sono caratterizzate dal modo di incorniciare le figure entro edicole pesanti, nicchie, archi intagliati sovraccarichi di elementi decorativi, festoni colmi di frutta, pietre, coralli e altri materiali preziosi, in un linguaggio che possiamo definire come una sorta di espressionismo nutrito di reminiscenze antiche. Dall’esperienza padovana Cosmé Tura ricava il gusto per il segno netto e tagliente, per l’esuberanza decorativa e le citazioni dell’antico, che successivamente trasfigura, secondo parametri personali, in visioni fantastiche. Sempre a Padova filtra le novità portate da Donatello, entrando in contatto con il suo umanesimo pervaso di forti tensioni espressive. È inoltre influenzato dalla lezione figurale di Andrea Mantegna. Decisiva infine, per la sua formazione, la lezione di Piero della Francesca e delle sue limpide geometrie, artista che sappiamo essere stato attivo a Ferrara intorno al 1450. Gli accessori decorativi e i festoni che Tura colloca di frequente nella parte superiore delle sue opere, nonché una certa monumentalità dell’assetto scenico, attestano dunque la sua conoscenza di Mantegna; ma mentre in quest’ultimo le architetture acquistano tratti illusionistici, e le forme hanno morbidezze che suggeriscono influssi della pittura veneziana, Cosmé Tura si orienta verso un linguaggio più complesso. Tutta la sua produzione va pertanto analizzata nell’ambito della Corte Estense, manifestando un linguaggio fortemente eversivo, atipico e di non semplice lettura.

Particolarmente caratterizzato e stravagante risulta infatti l’ambiente ferrarese dell’epoca, unico e originale rispetto ad altri centri. Gli Este accolgono alla loro corte molti intellettuali, coltivano la passione per la pittura, per i codici miniati, per i grandi arazzi intessuti e per tutto ciò che può dare lustro e ricchezza alla città, contribuendo a creare un ambiente eterogeneo, in grado di assimilare, rielaborare e diffondere aspetti e istanze culturali che oggi riterremmo persino bizzarre. A Ferrara si elaborano ricerche erudite, tra le quali lo studio dell’ebraico, dell’alchimia e dell’astrologia. Cosmé Tura opera quindi in questa atmosfera pervasa di esoterismo, e non a caso egli trasfigura il suo linguaggio pittorico in maniera visionaria e fantastica, con una maestria che lo consacra caposcuola indiscusso dell’arte ferrarese del Quattrocento. Per altro, le divisioni politiche e i conflitti giurisdizionali che dominano i rapporti tra Ferrara e la Chiesa, offrono un’altra interessante chiave di lettura per i risvolti stilistici e tematici nei suoi lavori. L’artista, con la sua particolare luce, i paesaggi irreali e le prospettive improbabili, con l’alchemica suggestione delle sue figure, che sembrano fatte di metallo e di pietra, più che di carne, imprime alla cultura figurativa dell’epoca una spinta in direzione, diremmo oggi, espressionistica, rappresentando un caso unico nell’arte della sua epoca. La traccia della mano di Cosmé Tura resta unica e inimitabile, sia nella vena poetica, a volte cortese e fantastica, sia nelle rappresentazioni ascetiche e devozionali, dove i giochi figurali, le posture, le fisionomie, si fissano nella memoria per il loro sorprendente carattere visionario.

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