Sin dalla sua prima uscita, Effetto Arte, si apre con questo  editoriale dedicato alle Cose in cui crediamo. E sono infinite le questioni di principio alle quali non possiamo e non vogliamo rinunciare.  Certo non so mai quanto io riesca a interpretare i pensieri, i sentimenti e gli ideali dei nostri lettori. Negli anni tragici del nazismo, il poeta e drammaturgo tedesco  Bertolt Brecht scriveva che viviamo in tempi oscuri. Anche la seconda metà del Novecento non è stata certo solare, e non fingiamo che lo sia questo inizio di millennio. Dagli anni Cinquanta a oggi anche il mondo dell’arte è stato in gran subbuglio, e lo è tutt’oggi. L’ interesse, l’emozione e l’amore per l’arte di tradizione sono merce ormai assai rara, imperando sperimentazioni di ogni genere supportate dagli interessi internazionali che manovrano il mercato, lasciando solo briciole a chi opera fuori dai giochi.

A portarmi a queste riflessioni è stata la notizia della morte della pittrice Carla Accardi, avvenuta a Roma all’età di 89 anni. Era rimasta talmente forte e giovane, da essere in procinto di allestire  un’ importante personale in Belgio, con le sue ultime opere. Con questa artista di Trapani, che in giovane età aveva raggiunto Roma per realizzare i suoi sogni di pittrice, se ne va una protagonista storica dell’ Astrattismo italiano. Visse quasi tutta la sua vita al numero 164 di via del Babuino. Andai a trovarla alla fine degli anni Settanta: mi venne ad aprire la porta  una signora dall’aspetto gracile, ma dallo sguardo severo e determinato.  Rimasi sbalordito: era lei, con i  suoi amici del gruppo di Forma 1, tutti iscritti al Partito Comunista, che nel 1947 aveva sfidato la linea dettata da Palmiro Togliatti, ardente sostenitore del Realismo Socialista, di marca sovietica? Lei, che con Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, e Giulio Turcato, si era proclamata formalista e marxista convinta?

Insieme avevano scritto sul loro manifesto programmatico di essere convinti che i termini marxismo e formalismo non fossero inconciliabili. Ma si sbagliava: lei e i compagni di viaggio furono espulsi dal partito, mentre Togliatti, sul settimanale Rinascita, si chiedeva come potesse lo storico dell’arte Lionello Venturi appoggiarli a livello critico, portandoli pure alla Biennale di Venezia. Quali erano le cose in cui credeva Carla Accardi? Alle felici possibilità dell’intuizione, al percorso illimitato della creatività, evitando schemi preconcetti. Ma se lei e i suoi amici di Forma 1 persero ogni appoggio del PCI, ebbero la fortuna di ritrovarsi liberi da ogni pensiero totalitario in arte, sottoscrivendo insieme i principi con i quali  dichiaravano guerra alla figurazione espressionista, decadente, psicologica.

Il punto IV del loro manifesto era un colpo forte e diretto al messaggio del realismo sociale e alla figurazione come contributo alla lotta di classe:

La forma è mezzo e fine. Il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda; la scultura anche come arredamento di una stanza; il fine dell’opera d’arte è la bellezza armoniosa, la non pesantezza.

Durante la mia intervista non feci uso del registratore. Memorizzai il colloquio e ne scrissi ripercorrendo la storia della sua ricerca rivoluzionaria, sempre rinnovata in ogni ciclo e mai ripetitiva. Ma ricordo bene che le chiesi se non si fosse mai confrontata con Renato Guttuso:

Certo. Un giorno Renato mi chiese, per provocarmi, se non mi ero mai pentita  di considerare arte solo la forma del limone, e non il limone stesso.

Le chiesi cosa gli rispose:

Niente. Lui  è di Bagheria e io di Trapani. Cogliamo i limoni in modo diverso. Abbiamo mani diverse.

E mi sorrise per la prima volta.

About The Author

Paolo Levi
Critico d’arte, giornalista, saggista

Ha scritto per le riviste Capital, Bell’Italia, Architectural Digest, Europeo, Mondo, e con quotidiani come Il Sole 24 Ore e  La Repubblica. Dal 1969 dirige, prima per la Giulio Bolaffi Editore e, in seguito, per la Giorgio Mondadori Il Catalogo Nazionale d’Arte Moderna. Dal 2010 è direttore della rivista Effetto Arte.

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