Moriva oggi assassinato a La Higuera, il 9 ottobre 1967, il comandante Che Guevara. A lui e alla rivoluzione cubana è ora dedicata una mostra che racconta, attraverso i carteles de Cuba, la storia di un regime ma anche la cultura dell’epoca tra la propaganda, il cinema e la battaglia dell’alfabetizzazione per emancipare il popolo cubano. La mostra, curata da Red Ronnie su idea di David Guido Pietroni, è ospitata in anteprima a Villa Castelnuovo, Palermo, dal 15 al 18 ottobre a L’Isola che C’è.

Questa mostra vuole testimoniare lattività di propaganda che caratterizzava la comunicazione della rivoluzione cubana di Fidel Castro e di Che Guevara, attraverso l’uso dell’immagine e della grafica dei carteles quale mezzo di mantenimento del consenso e del potere. Così come accadeva in tutti gli altri regimi totalitari della storia, accanto ai manifesti autocelebrativi del culto della personalità del padre/padrone della patria – Mao, Stalin, Mussolini, Hitler – o della patria stessa, nelle democrazie chiamate alla guerra contro altre potenzeper esempio l’Uncle Tom personificazione degli Stati Uniti d’America nel celebre manifesto di reclutamento “I want you for U.S. Army” - ve ne erano molti altri che dispensavano linee guida per una condotta esemplare, consigli pratici per la vita quotidiana e per quella intellettuale, che anelavano ad alti ideali mai però disgiunti dall’ideologia del potere in carica.

Così a Cuba, una parte dei carteles erano schietta propaganda di regime: i motti di battaglia uniti alle immagini-icona del Lider Maximo e di Che Guevara, ripetuti e riadattati via via, nel corso degli anni, ai temi più attuali fino ad oggi, servivano a corroborare la presenza della leadership castrista sull’isola di Cuba e agli occhi del mondo. C’era poi l’immedesimazione attiva del popolo nell’immagine guida, realizzata attraverso la raffigurazione di uomini e donne protagonisti come combattenti da incitare sia alla resistenza, durante l’embargo, sia all’esportazione del modello rivoluzionario cubano in tutti i paesi oppressi da un nemico comune cui far fronte, gli imperialisti invasori.

Questi manifesti di celebrazione politica possedevano la stessa grafica, curata ed esercitata con stile, di quelli dedicati ai grandi temi sociali, come la riforma sanitaria, quella agraria e l’educazione estesa a tutti, insieme alla cultura. E prima ancora che occuparsi della comunicazione culturale, la cultura era semmai la maggior preoccupazione di Fidel Castro nei confronti del suo popolo, che arrivava da anni in cui la dittatura di Fulgencio Batista aveva soffocato l’istruzione universitaria con la creazione di università private di stampo massonico. La sua grande crociata contro l’analfabetismo, Castro riuscì a vincerla nel 1961, abbassandone il tasso dal 20% al 3,9%, mantenendo così la promessa di fare dell’isola di Cuba la prima nazione d’America che, nel giro di pochi mesi, sarà in grado di dire di non avere una persona analfabeta.”

Erano molti infatti i carteles che incitavano il popolo cubano alla lettura, allo studio, a recarsi a teatro e al cinema.

Su tutte, quella dei carteles cinematografici e musicali fu la forma d’arte più poetica ed idealista, lontana dall’ideologia più squisitamente politica.

Quale che sia il punto di vista sulle figure di Che Guevara e di Fidel Castro, questa mostra, al di là della bellezza grafica dei carteles, offre al visitatore la possibilità di confrontarsi direttamente con le immagini della storia, e di farsi un’opinione personale circa le speranze e gli ideali di un popolo che, tra i sacrifici e le utopie di un potere assoluto, ha fatto di Cuba, oggi finalmente, l’Isola che c’è.

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.