In un’epoca in cui l’arte esiste principalmente sotto la forma di prodotto mercificato, l’artista ha ben poca voce in capitolo nello stabilire che genere di merce la sua arte può divenire. Charles Shaar Murray

Le altre epoche hanno avuto Leonardo e Bosch, Van Gogh e Munch, Picasso e Matisse. Perché noi dobbiamo accontentarci di una catasta di mattoni, di uno squalo sott’aceto e d’un letto sudicio? Julian Spalding

Se dietro a grande uomo c’è sempre una grande donna, è anche vero che dietro a un grande artista, o a un artista felice, ci dovrebbe essere un grande mercante.
Ho usato il condizionale non per caso: nella piattezza attuale dominata da semplici commercianti d’arte, si sente la mancanza di personaggi carismatici capaci di investire e far crescere gli artisti.
Idealmente, per molti, la data d’inizio del sistema arte come lo conosciamo oggi si fa coincidere con quella della prima manifestazione ufficiale degli Impressionisti dell’aprile 1874, esattamente 140 anni fa.
Però, la vera rottura con l’elitario meccanismo delle Accademie non poteva che essere sancita direttamente dall’interno del sistema stesso, e il suo artefice fu un uomo che aveva provato sulla propria pelle cosa significasse l’emarginazione dal potere:11 anni prima, nel 1863, l’Imperatore Napoleone III accolse le proteste dei circa 3000 artisti scartati dalla giuria dell’Accademia di Belle Arti di Parigi, e diede il via al primo e unico Salone parallelo des Refusés, dove esposero, tra gli altri, Monet, Manet, Pissarro e Whistler.
Quel che è certo è che la figura che per prima si manifestò, fissando i criteri del mestiere di mercante, fu quella dell’imprenditore francese Paul Durand-Ruel, che da vero pioniere introdusse delle novità che si rivelarono vincenti anche per gli artisti. Intanto cominciò ad offrire un’arte, quella degli Impressionisti appunto, anticipando il mercato che ancora non ne aveva fatto domanda. Muovendosi per primo, riuscì a garantirsi il monopolio di fatto della produzione artistica, investendo nelle opere pagandole in anticipo e garantendo entrate fisse agli artisti. Aiutò la diffusione del suo operato attraverso la fondazione di riviste di critica d’arte, ed ebbe la lungimiranza di aprire una rete di filiali in altri paesi e ancora, fatto assolutamente controcorrente per l’epoca, introdusse la novità delle mostre personali.

Queste dovrebbero essere ancora oggi le caratteristiche fondanti del mestiere di mercante d’arte.
Ma invece, se da un lato le gallerie private non fanno vera ricerca e promozione di nuovi talenti, e dall’altro mancano spazi culturali in grado di stimolare una passione per il contemporaneo, la figura del mercante e le sue capacità di anticipare e scommettere sul mercato sembrano essere confluite in professioni di confine, in un rimescolamento continuo che ne ha minato funzioni e qualità alla base.
C’è una sola corrente, quella di moda, dentro la quale si agitano tutti gli operatori del settore. Le proposte diverse non solo non vengono prese in considerazione, ma sono un rischio di emarginazione che nessuno vuole assumersi. Quindi anche il mercante si adegua e segue il flusso, ma questo significa prendersi qualche responsabilità, soprattutto nel futuro a breve termine.

Responsabilità che il noto scrittore, critico d’arte ed ex direttore dei musei di arte contemporanea di Manchester, Sheffield e Glasgow Julian Spalding non risparmia a nessuno, soprattutto alla nuova tipologia di mercanti e i suoi ibridi mercanti/collezionisti, artisti/mercanti e agenti pubblicitari/mercanti:

Una lunga esperienza mi ha insegnato che l’arte non può essere predetta, ma solo scoperta. L’arte non è la dimostrazione di un’idea, è l’espressione creata di un sentimento.

Basta questa frase celebre di Spalding per capire cosa ne pensa dei mercanti trend setter che studiano a tavolino cosa andrà nei prossimi 2 anni, non di più, perché poi tanto la maschera cade, l’investimento non torna e ci s’inventa qualche altra produzione in serie cui attribuire, solo dopo, i nomi degli autori.
Questo tipo di tendenza monopolistica è poi molto pericolosa, soprattutto per la carriera dell’artista, capace di salire agli onori del successo con la stessa rapidità con la quale ne scende.
Nel suo celebre libro Con Art – Why You Ought to Sell Your Damien Hirst While You Can, Arte Truffa –Perché dovresti vendere il tuo Damien Hirst finché puoi, Spalding fa valere il suo lungo corso spiegando come l’arte concettuale che vediamo nei musei moderni, spesso trasformati in vetrine commerciali, sia frutto di speculazioni orchestrate da direttori e mercanti:

Chi prende oggetti e li mette nelle gallerie, come Duchamp, Andre e Beuys e tutti quelli che buttano lì oggetti come Koons, Gormley e Ai Wei Wei non sono artisti. L’arte ha bisogno di essere creata. Questi vestiti dell’Imperatore esistono solo nella testa della gente. In verità, questi così chiamati artisti, non indossano nulla. Questa finta arte intellettuale di oggi è conosciuta come Arte Concettuale. Io la chiamo in breve Con Art (truffa, in inglese), perché raggira la gente.

Per Spalding il sistema arte è stato avvelenato a colpi di arte concettuale contemporanea, frutto di un’operazione per la quale pensare l’arte è più alla moda che realizzarla:una truffa artistica nella quale tutti sono mercanti senza più possederne la nobiltà del mestiere, quella fatta di passione e di vero rischio imprenditoriale.
Gli esempi sono molteplici e presenti in modo capillare in tutte le istituzioni che contano, come per esempio il centro per la cultura contemporanea Garage di Mosca, fondato da Daria Dasha Zhukova, la compagna di Abramovich:

Assomiglia a un museo pubblico, ma è gestito da mercanti.

Quando poi il collezionista si fa mercante, il conflitto d’interesse porta spesso a speculazioni, in cui l’artista diventa una marionetta che segue la musica che gli viene imposta da chi ne possiede più opere e che, di fatto, ne fa il mercato:un collezionista che apre le sue collezioni al pubblico non lo fa per altruismo, ma per accrescerne il valore in termini di ritorno d’investimento. Senza contare che non è una rarità il collezionista che sponsorizza le sue esposizioni in musei di cui è membro del consiglio di amministrazione.
Tutto ciò determina un’oligarchia delle solite figure che impongono le loro scelte e fanno i prezzi sul mercato.
Uno dei più grandi collezionisti di arte contemporanea del mondo, François Pinault, detiene anche il controllo della Casa d’Aste Christie’s e a Palazzo Grassi a Venezia, di sua proprietà, vengono esposte regolarmente le sue collezioni. Non solo, dal 2007 trasforma i vecchi magazzini di Punta della Dogana in un centro in cui esporre le sue collezioni, di nuovo. Ma la sua raccolta d’arte, a rotazione, continua a girare i continenti e i centri d’arte più prestigiosi del mondo.
Stesso discorso vale per i mercanti che diventano collezionisti, come Larry Gagosian o per i direttori di musei come Jeffrey Deitch del Museo d’Arte di Los Angeles, per non parlare degli artisti che si trasformano in mercanti di loro stessi, come Damien Hirst. Nella lettura smaliziata di questo sistema avvelenato, la parola mercante ha finito per scadere in un’accezione sinistra che l’ha fatto sparire del tutto e a Spalding piace chiamare le cose col loro nome:

Il leggendario mercante d’arte Charles Saatchi non è mai stato altro che un agente pubblicitario.

La situazione attuale delinea quindi un buco nero nella nostra cultura globale, dominata dalla meschinità dei collezionisti d’arte reinventatisi commercianti d’arte e, insieme, da una ristrettissima cerchia di opere selezionate, sfruttate al massimo e bruciate come titoli tossici.
Quando arriverà, il risveglio sarà brusco e condurrà a un crollo del mercato dell’arte:di quest’arte truffa di cui è meglio sbarazzarsi quanto prima, Hirst in testa, secondo Spalding.

 

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

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