Parigi, inizio Novecento.

La Ville Lumière era una fucina di nuove idee e tendenze, che cambieranno radicalmente il modo di vivere degli anni a venire, segnando in maniera indelebile la cultura, l’arte, la poesia. Molte idee che oggi appaiono ancora innovative germogliavano già allora tra le strade della capitale francese, tra i balletti del Moulin Rouge e i concerti a Le Chat Noir, locali diventati poi icone di uno stile di vita. Erano anni di rottura con la tradizione e di sperimentazione da parte di chi sapeva guardare oltre i confini del conosciuto e lasciarsi ispirare da culture lontane, facendo leva sul proprio talento, ma senza perdere di vista le proprie radici. Le donne avevano ancora le crinoline nell’armadio, mentre sarti estrosi come Paul Poiret liberavano le signore dai busti, suscitando scandalo e ammirazione al tempo stesso, accostando colori vivaci e stoffe preziose in abbinamenti inusuali, facendo ritrarre per la prima volta nella storia i propri modelli dai grandi fotografi. Tra gli artisti in cerca di fortuna troviamo alcune delle personalità più geniali del secolo, che convergevano nel quartiere di Montmartre, e specialmente nell’edificio chiamato Bateau Lavoir, situato al numero 13 di place Émile-Goudeau. In questo immobile spartano, privo di gas e elettricità, si incontravano Pablo Picasso, Georges Braque, Juan Gris, Amedeo Modigliani, Paul Gauguin, Robert Delaunay, Guillaume Apollinaire, André Derain e molti altri.

Il lavoro di questi artisti avrà una valenza inestimabile per gli anni a

venire, poiché da queste esperienze trarrà ispirazione tutta l’arte contemporanea, debitrice assoluta nelle sue scelte espressive di questa élite geniale. In questi anni infatti nasceva e si sviluppava il cubismo, movimento pittorico fondato da Picasso e Braque, pittori assolutamente diversi per personalità e modo di accostarsi all’esperienza artistica, ma uniti nella ricerca di un linguaggio nuovo, libero da ogni costrizione teorica, capace di andare oltre la mera riproduzione del reale, in quanto, come affermava lo stesso Braque nelle sue Réflexions, non si deve imitare ciò che si vuole creare, sancendo così in maniera inequivocabile l’autonomia della creazione artistica rispetto al mondo naturale.

Ispirati dall’opera di Cézanne e dalle forme della scultura africana, i due artisti avviavano una sperimentazione, che aveva come obiettivo quello di rendere una percezione e una resa integrale della realtà, scomponendo gli oggetti e ricomponendoli progressivamente, e assommando l’osservazione parziale dell’occhio alla conoscenza globale già raggiunta dalla mente. La loro arte non era costituita da un semplice susseguirsi di schemi geometrici, di cubi, come affermava Louis Vauxcelles, critico del giornale Gil Blas, commentando il lavoro di Braque. Le forme geometriche non erano il fine dell’opera, ma solo il mezzo per dare forma a un’ispirazione.

Come Picasso affermerà, quando abbiamo fatto del cubismo, non avevamo alcuna intenzione di fare del cubismo, ma solo di esprimere ciò che era in noi.

E Braque a sua volta: devo creare un nuovo genere di bellezza, la bellezza che mi appare in termini di volume, di linea, di massa, di peso, e attraverso questa bellezza interpretare la mia impressione soggettiva.

E’ un profondo lirismo dunque, quello che anima le opere cubiste. La mano trasmette le emozioni non in modo meccanico, bensì attingendo all’interiorità, all’universo emozionale, così come si attingerebbe a una polla sorgiva. Per questo i due maestri si distaccavano dai pittori della Section d’Or, Metzinger e Gleizes, che intendevano dare una sistemazione teorica al movimento, riducendolo a un frazionamento geometrico dell’immagine, lontano dunque dal ruolo intuitivo e creativo dell’artista, che non permette all’immagine di inaridirsi in schemi precostituiti. L’arte di Picasso e Braque non era astratta, bensì intrisa di realtà, una realtà rappresentata in tutte le sue componenti, partendo dall’osservazione della forma delle cose e dalla definizione dello spazio che le circonda, per procedere poi all’analisi dell’oggetto e dei suoi effetti sulla percezione, facendo interagire simultaneamente questi diversi nuclei strutturali. In questo modo, il dipinto diventava espressione di uno spazio allusivo e psicologico intriso di complessità, tipico di una descrizione ambientale.

Per Braque, la frammentazione mi serviva a stabilire lo spazio e il movimento nello spazio, e io non ho potuto introdurre l’oggetto se non dopo aver creato quello spazio…

Le due massime personalità del cubismo avevano caratteri antitetici: Picasso era una natura irrequieta, dotato di una forza e un’irruenza espressiva e drammatica, che si riversava nell’opera con tratti talvolta inquietanti. Braque era calmo e riflessivo, costruiva progressivamente la sua opera, che risultava animata e sostenuta da una lieve armonia musicale. L’artista spagnolo si concentrava maggiormente sui volumi e sulla struttura dell’immagine, mentre il francese prestava attenzione agli accordi tonali, svolgendo un’accurata indagine analitica dello spazio plastico totale; eppure, nonostante le innegabili differenze di temperamento, i due artisti giungono a realizzare nell’estate del 1911 due opere estremamente simili nelle simmetrie spaziali, nelle scelte tonali, nella costruzione, nella ripartizione e nella segmentazione dell’immagine: Il Poeta di Picasso e l’Uomo con chitarra di Braque.

Osservati insieme i due quadri danno una bizzarra sensazione di corrispondenza, di un’affinità misteriosa benché non voluta né cercata, forse semplicemente scaturita dalla loro vicinanza. Ma a uno sguardo più attento sono assolutamente riconoscibili i diversi presupposti d’animo e d’ispirazione, in una sorta di paradigma che dimostra come sia impossibile circoscrivere e incatenare la portata e la complessità del cubismo in una codificazione teorica.
Questo accadeva a Parigi nel 1911. Cento anni fa. Ben prima che le guerre mondiali devastassero l’Europa. In quell’anno, il cammino dell’arte è stato radicalmente deviato da due uomini che sono stati capaci di proiettarsi nel futuro con profetica chiaroveggenza, spingendo il loro talento verso approdi inimmaginabili, e lasciandoci un’eredità di valore inestimabile.

About The Author

Leave a Reply

Your email address will not be published.