Per lo spirito non esistono contraddizioni, ma trasformazioni e sviluppi; mutare una direzione in arte non significa rinnegare tutto il passato, bensì allargarlo fino a compenetrarlo con un altro concetto estetico, scoprire nuovi rapporti ignoti, aprir meglio gli occhi per comprendere una somma maggiore di realtà. (…)

Non so se vivrò tanto da realizzare per intero il mio sogno d’arte e se gli eventi giustificheranno o meno le mie aspirazioni.
So però che tutte le mie forze sono rivolte all’arte, cioè ad uno scopo che trascende il mio io individuale, energia staccata da Dio che cerca di ritrovare Dio e prendere coscienza di che cosa è la vita e come essa si manifesta al mio spirito di uomo.

In questo breve scritto di Carlo Carrà è racchiusa l’intera essenza della sua ricerca artistica, ricerca che lo ha portato ad attraversare e interpretare, con indipendenza creativa, i movimenti più significativi della cultura figurativa italiana del Novecento.
Carlo Carrà ha saputo mettersi in relazione con le idee dell’attualità pittorica europea e ripensare in chiave di modernità la tradizione figurativa italiana, mantenendo un ruolo di singolare autonomia.
La mostra Carlo Carrà 1881-1966, allestita con rigore scientifico nelle sale della Fondazione Ferrero di Alba, si snoda attraverso più di settanta dipinti che diventano la testimonianza di un percorso espressivo e poetico unico nella storia dell’arte moderna italiana. Maria Cristina Bandera, curatrice della mostra, è riuscita nell’intento di costruire un’antologica, che nulla lascia al caso e, soprattutto, nulla tralascia. Sono infatti presenti opere che narrano, e rivelano, ogni fase poetica di Carrà: dal futurismo all’antigrazioso, dalla Metafisica al realismo magico, dalle suggestive marine alle nature morte, fino alle composizioni monumentali di figura degli Anni Trenta. Il percorso artistico di Carrà è stato senza dubbio tortuoso, ricco di cambiamenti e di inversioni di rotta, un percorso che lo ha portato a indagare a fondo le possibilità espressive della materia e un sempre nuovo e rinnovato rapporto tra se stesso e il mondo. Questa esaustiva esposizione è quindi la testimonianza della sincera volontà interiore di Carlo Carrà: ed è proprio in questa volontà che è da cercare il fil rouge di tutta la sua produzione pittorica. La mostra di Alba prende l’avvio dalla prima produzione divisionista, databile nei primi anni del Novecento.


Parentesi importante che, nonostante la breve durata, gli ha permesso di esprimere i fermenti più vivi di rivolta al clima provinciale della pittura italiana di quel tempo. Francesco Arcangeli, nella presentazione al catalogo della mostra di Bologna del 1948, afferma tuttavia che la storia vera di Carrà comincia verso il 1910, con la sua adesione, convinta e partecipe, al movimento Futurista. Nel 1908 entra in rapporto con Marinetti e Boccioni, mostrando una vicinanza di vedute con quest’ultimo nella scelta delle tematiche urbane e nell’interesse per l’illuminazione artificiale. L’anno successivo appone la propria firma al Manifesto dei pittori futuristi e a La pittura futurista. Manifesto tecnico.
Le opere futuriste di Carlo Carrà si distinguono tuttavia perché all’ossessione del movimento, del dinamismo che coinvolge tutto il reale, si accompagna anche un’esigenza di fermo rigore compositivo, di una solida e plastica strutturazione dell’oggetto in un complesso chiaramente ordinato e sempre suscettibile di una lettura in chiave naturalistica. È sempre Arcangeli a spiegare in modo esaustivo la parabola futurista di Carrà:

L’emozione irradiante e centrifuga si fa, brano a brano, meditata. (…) Nei Ritmi d’oggetti (probabilmente il capolavoro del futurismo italiano) ogni forma è assediata e compenetrata dalla forma contigua quasi come nei pezzi classici del cubismo (…). Insomma, in questa serrata impalcatura di forme, dove appena si decifran dei numeri rossi, una boccia, un tavolo, un sifone, è già il grave, appassionato, inconfondibile timbro sentimentale e pittorico del Carrà più tardo.

Ritmi d’oggetti è stato dipinto nel 1911: in piena adesione al futurismo, Carrà muove già i primi passi verso un’altra direzione poetica. Cronologicamente il distacco dalla pittura futurista può essere collocato intorno al 1916; sappiamo che nel 1917 Carrà arriva a Ferrara come militare e conosce Giorgio de Chirico.


Per un anno i due artisti collaborano con comuni obiettivi di ricerca: gli esiti saranno tanto diversi, quanto diverse sono le loro formazioni culturali e le modalità espressive.
È Roberto Longhi, nel 1937, a dare una lettura chiara delle differenze tra De Chirico e Carrà:

Si può narrare un quadro di De Chirico, ma in Carrà la favola, meglio dalle intitolazioni ambigue, si spreme proprio dagli incastri fulgidi e torvi, dall’infeltrirsi magico degli impasti, dai duri incontri degli spazi segmentati entro camerelle primitive.

Un nuovo distacco è alle porte, nel 1921 Carrà realizza

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Pino sul mare, dipinto chiave nel suo percorso: l’opera è il punto di inizio di una nuova fase della sua pittura. È l’artista stesso a parlare di questo lavoro:

Con questo dipinto io cercavo di ricreare una rappresentazione mitica della natura. Tale visione, nata da una lunga oscura gestazione, significava per me l’albeggiare di una grande verità pittorica quasi del tutto inedita nelle mie precedenti tappe.

Marina a Moneglia (1921), Vele nel porto (1923), Paesaggio ligure (1923), Sera sul lago (Barca solitaria, 1924-1928), sono solo alcuni dei dipinti presenti in questa colta e suggestiva mostra, che testimoniano gli anni felici di Carrà, in cui secondo Arcangeli, il maestro ha dichiarato la sua più spiegata e accostabile grandezza.
Concludono la mostra le opere dipinte negli anni Trenta e fino a poco prima della sua morte: sono dipinti in cui non si percepisce la fatica dell’età, anzi: la sua perseveranza appare qui assai vigorosa nell’intensità della produzione e nella volontà di rimeditare ancora la sua lunga esperienza artistica.

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Stefania Bison
Storica dell'Arte

Laureata in storia dell'arte, lavora come è responsabile della redazione di Torino di EFFETTO ARTE. Collabora con l’Elede, casa editrice specializzata in arte. Cura e organizza eventi espositivi.

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