Prediligo gli artisti che sono al culmine delle loro capacità espressive, a prescindere dal fatto che questo corrisponda a un successo popolare. Robert Storr

 

Come ogni fine anno, è tempo di classifiche per tutti.

Complex, popolare magazine americano cartaceo e online, è uno di quelli particolarmente sul pezzo in materia di trend dello streetwear, della musica e dell’arte, di cui stila graduatorie e classifiche. Benché si rivolga a un pubblico maschile dai 18 ai 30 anni, la puntuale classifica dei più importanti artisti del 2013 mescola, insieme ai soliti noti e a celebrity non propriamente del mestiere, i nomi di due grandi vecchi, già di diritto nella storia dell’arte, più un grande artista defunto da un pezzo.

Non c’è alcun nome italiano ma molti sono i personaggi dai 70 anni in su, tornati alla ribalta quest’anno con grandi retrospettive. Non mi soffermo su tutti i 25 nomi in lista, ma su quelli di merito e i più bizzarri:questi ultimi sono parecchi ma ritengo necessario indicarli per capire il passo dei tempi e i nuovi criteri che stabiliscono l’influenza di un artista sul mondo che lo circonda. Per chi volesse consultarla integralmente, la classifica è qui.

 

Banksy

In vetta c’è il non ancora quarantenne Banksy, street artist inglese davvero capace di prendere possesso dell’anno 2013 con la sua azione Better Out Than In nelle strade di New York, dimostrando che i graffiti devono stare sui muri della città e non chiusi tra quattro mura. Questa operazione non è però iniziata quando ha dipinto il primo murale, ma quando l’ha postato su Instagram. E’ stato quindi molto più facile per i suoi fan seguire l’impresa online, invece che per le strade. Il suo lavoro ha infatti sempre vita breve:se non riconosciuto, viene presto ricoperto da tag o altri disegni, diversamente viene rimosso per rivenderlo a prezzi esorbitanti.

Ricordo l’episodio del nullatenente che viveva dentro una vecchia cisterna d’acqua, accidentalmente decorata da Banksy con un suo lettering, nel 2011:appena il proprietario se n’è accorto, ha sloggiato il poveruomo che ci abitava per vendere l’opera. Ma Banksy, venuto a saperlo, ha rifiutato di autenticare quello che era un semplice lettering, rendendolo di fatto privo di valore sul mercato, e pagando invece al senzatetto viveri e affitto per un anno, in segno di protesta e di solidarietà:un impegno, quest’ultimo, sempre portato avanti di pari passo con la sua carriera di writer.

Tornando al suo mese a NY, l’azione a mio avviso più straordinaria, per un artista che vale milioni in asta, è stata quella di piazzare un banchetto a Central Park, con un vecchietto intento a vendere delle sue piccole tele, raffiguranti alcuni dei suoi lavori a stencil più celebri, firmati ma non pubblicizzati, con cartello per il prezzo - 60 dollari – e un altro a spiegare che si trattava di spray art. Dalle 11 del mattino alle 18 di sera, il signore è riuscito a vendere solo pochi pezzi, due dei quali svenduti a metà prezzo, per un totale di 420 dollari, contro il valore di mercato stimato in 31.000 dollari. Con questo scherzo, l’artista ha ampiamente dimostrato che, senza il contesto adatto e senza marketing mirato, anche se ti chiami Banksy hai difficoltà ad essere venduto e apprezzato.

 

Chris Burden

Al secondo posto si piazza l’americano Chris Burden, 67 anni, performer e scultore. Rappresentato da Gagosian dal 1991, negli anni ’70 è stato l’estremo interprete della performance art, culminata con la memorabile shoot, durante la quale si fece sparare a un braccio. Nel corso dei suoi 40 anni di carriera, ha sottoposto il suo corpo a digiuni ininterrotti di 22 giorni, alla crocefissione, a tagli con cocci di vetro e a posture massacranti. Questo è l’anno della sua riscoperta:il New Museum di NY ha celebrato la sua prima grande retrospettiva, dedicata alle sue sculture, anch’esse estreme, come recita il titolo della mostra Extreme Measures. Dopo 25 anni, questa è la sua più grande mostra, che costituisce anche il tributo a un artista pioniere nel suo genere.

Paul MacCarthy

Al terzo posto troviamo lo scultore-performer Paul MacCarthy, 68 anni, che quest’anno ha totalizzato 5 personali, di cui 4 a NY, tra le quali spicca la mostra di sculture iperrealistiche Life Cast. Presente alla 55° Biennale di Venezia, solo nel 2013 ha presenziato a ben 54 esibizioni collettive in tutto il mondo. Celebre per le sue mostre-installazione vietate ai minori, la sua WS, dedicata a Biancaneve e i Sette Nani e allestita al Park Avenue Armory, ha attirato, solo nelle prime due settimane, ben 11.000 visitatori, a riprova che il suo gusto ininterrotto per la provocazione, il grottesco e l’osceno sono una cifra stilistica che continua ad incontrare i favori del pubblico, a differenza di molti altri che ci hanno provato, fallendo ai primi tentativi.

rAndom International

Al quarto posto entra di diritto l’installazione pura, con i rAndom International, un collettivo internazionale di 9 ragazzi con base a Londra:sono ingegneri, designer e creativi che lavorano insieme per realizzare progetti sensoriali capaci di interagire con lo spettatore. Si guadagnano la posizione per la Rain Room, esposta al Barbican Centre di Londra e al MoMA PS1 di NY:si tratta di una cabina nera capace di captare la presenza umana al suo interno e di far piovere sui visitatori – ma senza bagnarli – con un effetto ultra realistico. Una foto ricordo permette così allo spettatore di entrare dentro l’opera e di restarvi immortalato per sempre. Il vero successo di questa operazione?Aver indotto i giovani fruitori a credere che quello che stava accadendo all’interno della cabina fosse imperdibile, giocando sulla nuova ansia che attanaglia l’utente tipo dei social network:si chiama FOMO, Fear of Missing Out, ed è la paura di esser tagliati fuori. Sennò, perché fare una fila di otto ore per farsi una doccia finta?

Jeff Koons

In sesta posizione, direttamente dalla scuderia Gagosian appare Jeff Koons, l’asso pigliatutto del 2013:intanto ha fissato un nuovo record d’asta per un artista vivente, con la vendita del suo Balloon Dog per l’astronomica cifra di 58.405.000 dollari. Per la regina del pop, Lady Gaga, ha realizzato la cover del suo album ARTPOP, oltre a ritrarla in diverse sculture;ha creato una scultura e una confezione speciale per una serie limitata, a 20.000 dollari la bottiglia, dello Champagne Dom Pérignon, senza contare la collaborazione con BMW. Non si intravedono cedimenti nella carriera di questo artista, di cui si attende la più grande retrospettiva finora realizzata per l’estate del 2014, al Whitney Museum. Piccolo dettaglio:anche lui ha collaborato con Pharrell, il celebre produttore discografico, come tanti degli artisti presenti in questa classifica.

Marina Abramovic

Settimo posto per Marina Abramovic: anche per lei è stato un anno di collaborazioni con gli artisti del pop. E’ comparsa nel video Picasso’s Baby di Jay Z, e ha girato un film con Lady Gaga intenta ad esercitarsi nel Metodo Abramovic. Approdata poi su kickstarter, la nota piattaforma di crowdfunding, l’artista ha raggiunto l’obiettivo di 600.000 dollari per finanziare il suo Marina Abramovic Institute, il MAI, il cui scopo è quello di promuovere la performance art.

JR.

Ottava posizione per il fotograffitista francese JR., 30 anni, il cui progetto Inside Out del 2011 è balzato alle cronache solo nel 2013 dopo essere stato oggetto di un film presentato al TriBeCa Film Festival, nonostante il ragazzo avesse ricevuto l’ambito TED Prize – 100.000 dollari – già nel 2011. Nel 2013 le sue gigantografie in bianco e nero hanno tappezzato Times Square. Presto collaborerà con Pharrell.

KAWS

Ha collaborato con Kanye West, e ovviamente anche con Pharrel, l’artista trentanovenne KAWS, passato rapidamente dai manifesti di strada alle gallerie. Quest’anno ha ideato il palco degli MTV VMAs oltre ad aver centrato delle belle mostre in giro per il mondo, ed eccolo quindi al nono posto in classifica.

Inez e Vinoodh

In decima posizione c’è il duo di fotografi cinquantenni da Amsterdam, Inez e Vinoodh, della scuderia Gagosian. Fotografi di moda e per l’ArtRave di Lady Gaga, ne hanno diretto un film di due minuti.

Yahoi Kusama

All’undicesimo posto c’è ancora spazio per l’ottantaquattrenne sacerdotessa dei pois, la giapponese Yahoi Kusama: dopo le sue collaborazioni con Vuitton nel 2012, quest’anno è tornata sulla scena meramente artistica grazie alla personale che la David Zwirner Gallery di NY le ha dedicato.

Robert Wilson

Dodicesimo posto per il vincitore del Leone d’Oro per la scultura nel 1993, Robert Wilson, 72 anni. Regista e drammaturgo, si è distinto quest’anno per le collaborazioni video con Lady Gaga e Marina Abramovic.

Ai Weiwei

Tredicesimo posto per Ai Weiwei, 56 anni, che continua ad essere uno dei più influenti artisti del mondo:quest’anno ha messo la sua prigionia in mostra alla Biennale di Venezia.

James Turrell

Presente con ben 4 personali in 4 diversi musei americani solo nel 2013, il settantenne James Turrell e la sua ricerca sulla percezione si guadagnano il quindicesimo posto.

Oscar Murillo

Saltando al ventesimo posto troviamo quello che viene definito il nuovo Basquiat, il colombiano Oscar Murillo, 27 anni. Ha sicuramente raggiunto la miglior performance in asta per l’anno 2013, per un artista giovane, senza contare che il suo record personale, raggiunto nel 2011, è stato di 389.199 dollari per un dipinto.

 

Robert Indiana

Al ventunesimo posto compare l’icona della pop art Robert Indiana, 85 anni:ancora nel 2012 l’artista lamentava di non aver mai avuto l’onore di una retrospettiva, a differenza dei suoi colleghi della gang Castelli. Nel 2013 è stato accontentato e il Whitney Museum gli ha dedicato la mostra Robert Indiana:Beyond Love, mettendo in risalto l’enorme diffusione del suo cavallo di battaglia, la parola LOVE appunto, croce e delizia della sua lunghissima carriera.

Francis Bacon

Al ventiduesimo posto fa la sua apparizione l’unico defunto della compagnia, l’irlandese Francis Bacon, scomparso nel 1992. Ma non poteva non essere in classifica, dal momento che quest’anno, da Christie’s, il suo trittico Tre studi di Lucien Freud è stato battuto per 142.405.000 dollari, diventando così l’opera d’arte più costosa mai venduta di tutti i tempi.

 

James Franco

James Franco, l’attore, regista, scrittore, sex symbol, conduttore di programmi sull’arte, curatore e infine anche artista, 35 anni, è al ventitreesimo posto. Onnipresente in qualsiasi campo artistico, solo quest’anno ha presenziato a sei mostre importanti, di cui 2 personali, collaborando con mostri sacri come Paul McCarthy e Marina Abramovic, che gli sta preparando un film sulla sua vita. Il ragazzo conduce anche una trasmissione sull’arte in cui intervista solo gli artisti che stima. I suoi sforzi artistici in pittura e nelle installazioni non si alzano però dagli standard del déjà vu da dilettante allo sbaraglio, dimostrando di essere anche a digiuno di una passabile educazione artistica scolastica:eppure è al MoMa PS1. Senza l’appeal del

suo successo di attore, non sarebbe difficile immaginarlo altrove a sfogare le sue innumerevoli fregole artistiche. Certamente il suo caso gode di quel successo planetario dovuto all’appartenenza geografica e alla sovraesposizione mediatica, ma non è diverso da quello che accade da noi con il mestiere di scrittore. Nel nostro piccolo siamo stati capaci di lanciare un talent show per scrittori, in virtù del fatto che per vendere i libri bisogna prima vendere il personaggio in tv.

 

Molly Soda

Penultima è una ragazza di 24 anni, nota con lo pseudonimo di Molly Soda. E’ un’artista digitale nel senso più puro del termine:le sue opere, cliccatissime e condivise da milioni di utenti, si sono fatte spazio sul web grazie al suo blog, aperto per gioco e per spirito di condivisione 2.0. Lei crea GIF art, cioè immagini animate. Non ha ovviamente mai esposto le sue opere fisicamente e non le ha mai pubblicate in un catalogo. Non ha mai venduto nulla che non fosse su commissione e solo sporadicamente, accettando piccole donazioni:solo fino a quest’anno, quando si è tenuta la prima asta di arte digitale, Paddles ON!, grazie alla quale è riuscita a vendere un suo video. Molly afferma di essere sempre stata abituata a non sentirsi un’artista, non disponendo di un’opera fisica da vendere, ma quel che è certo è che lei sta contribuendo a cambiare la nozione stessa di arte, aiutando l’idea che l’arte non sempre sia tangibile.

 

David Hockney

Ultimo ma non ultimo, è il settantaseienne artista britannico vivente più influente, David Hockney, che quest’anno, a differenza degli altri grandi vecchi suoi colleghi ha fatto qualcosa di più:non una semplice retrospettiva ma una Bigger Exhibition al de Young Museum, fatta solo di pezzi nuovi. Nuovi e all’avanguardia, come sempre nel suo stile:acquerelli e carboncini su carta, video e 150 pezzi di grande formato dipinti su iPad e iPhone, risultato di una ricerca iniziata 5 anni fa. Hockney ha ammesso di non sapere quale direzione prenderà l’arte digitale, ma certamente lui ha giocato un ruolo fondamentale preparando la strada ai futuri artisti digitali.

Quello che emerge da questa classifica è intanto la contaminazione di genere, in certi casi proprio di mestiere: per molti degli artisti pare che la voce più importante del proprio cv sia Lady Gaga o Pharrell. E forse, senza l’accostamento alla pop star, tanti nemmeno sarebbero stati nominati. Ne emerge un circolo chiuso, con gli stessi nomi che si intrecciano tra di loro, spartendosi equamente i soliti pochi spazi privilegiati in nome dello show business. Conforta, da un lato, il fatto che si ripropongano alle nuove generazioni i lavori di artisti che, sebbene giunti alla terza età, non hanno ancora esaurito le loro carriere, ponendosi sempre come soggetti ispiratori e innovatori di un linguaggio che essi stessi avevano contribuito ad affermare;d’altro canto, il decadimento dell’obbligo di un luogo fisico per avere successo e per far conoscere il proprio lavoro, è quel potenziale della rete ancora troppo sconosciuto a tanti artisti, soprattutto italiani.

Una piattaforma web come l’italianissima bebopart, che propone un servizio di galleria online bilingue e gratuita, permette all’artista di vendere le proprie opere in tutto il mondo:questo non significa abbandonare le mostre, che restano un momento fondamentale per chiunque faccia arte. Ma è possibile avvicinare clienti impensabili e senza lasciare lo studio, semplicemente rafforzando la propria presenza sul web.

About The Author

Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
Google+

Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

Leave a Reply

Your email address will not be published.