di Chiara Manganelli

Arthur Szyk è un artista eclettico, geniale e poliedrico. Nato in Polonia nel 1894 da famiglia ebrea, Szyk è un “soldato in arte”, come egli stesso si definì: durante la prima guerra mondiale si arruola nell’esercito russo e prende parte alla battaglia di Lodz, e poco dopo combatte nella guerra sovietico-polacca.

Durante il secondo conflitto mondiale si schiera nettamente contro le barbarie perpetrate dal nazismo, e per tutta la vita si prodiga in favore delle minoranze razziali, impegnandosi attivamente per difenderne la libertà religiosa e l’uguaglianza sociale. Dal punto di vista artistico il suo lavoro attinge da ambiti molto diversi: dal disegno, dalla pittura, dall’illustrazione e dal fumetto.

Satan Leads the Ball, 1942, New York

Satan Leads the Ball, 1942, New York

È un artista difficilmente definibile, che sfugge a ogni classificazione, poiché, se da una parte ricalca canoni artistici ben codificabili e riconoscibili, dall’altra intreccia e mescola differenti stilemi formali, reinventandoli e ricollocandoli in un contesto semantico del tutto nuovo e peculiare.

Da queste numerose contaminazioni nasce una sintesi espressiva incisiva e potente, dissacrante e irriverente, che pone Arthur Szyk, a buon diritto, nell’empireo degli artisti più originali e interessanti del Novecento. I contenuti delle sue opere sono spesso grotteschi e surreali, e mettono in luce un feroce spirito polemico e sarcastico. Le tematiche sociali e politiche sono estremamente evidenti e ispirano gran parte dei suoi lavori.

Nel 1919 pubblica, insieme al poeta Julian Tuwim, il suo primo libro di caricature Rivoluzione in Germania, satira pungente e spietata contro la presunta superiorità culturale e morale della Germania.Nel 1921 si trasferisce a Parigi, dove rimane fino al 1937, e la sua espressione artistica subisce una grande svolta: passa da uno stile grafico in bianco e nero, conciso, asciutto e ruvido, a uno stile figurativo molto più ricco, dinamico e plastico, utilizzando in modo sapiente e suggestivo i colori e i giochi di luce.

Il suo lavoro di illustratore in questi anni è particolarmente felice e prolifico. Fortemente affascinato dall’arte medievale e in particolare dai codici miniati, Szyk ne attinge a piene mani per dar vita ai suoi lavori di questo periodo e di tutta la sua produzione successiva, ispirandosi ad essi in quanto a dovizia di particolari, dettagli rappresentati e vividezza cromatica.

Nel 1930 intraprende la realizzazione di Washington e il suo tempo, una raccolta di trentotto acquerelli che descrivono la guerra di indipendenza americana; e nel 1933, con l’ascesa di Hitler al potere, inizia una serie di caustiche caricature sul Fuhrer che lo renderanno celebre in tutto il mondo. Tuttavia la sua opera più pregevole e preziosa è la Haggadah, pubblicata a Londra nel 1940, che raggruppa quarantotto magnifiche illustrazioni in cui l’artista paragona l’esodo degli antichi ebrei dall’Egitto alla persecutoria politica antisemita della Germania nazista.

Nel 1940 Szyk emigra infine negli Stati Uniti, e l’America diventa la sua seconda patria. Qui le sue caricature e i suoi fumetti sono largamente apprezzati e vengono pubblicati su svariate riviste e giornali, ma la sua satira provocatoria non risparmia nessuno, neppure gli stati alleati.

Negli ultimi anni della sua vita Szyk continua a propugnare ideali di giustizia e libertà, e milita contro le ingiustizie razziali operate nei confronti delle minoranze, in particolar modo dei neri americani, vessati e discriminati costantemente dagli americani di razza bianca. Muore il 13 settembre 1951 stroncato da un attacco di cuore.

La sua feconda produzione testimonia il suo incontrovertibile acume, lucido e corrosivo, ma è connotata anche da una grande sensibilità umana e artistica che trascende il tempo e la storia contingente, per acquistare un ampio e notevole valore a livello universale.

 

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