Le notizie di questi giorni fanno riflettere, e se da un lato sono tragicomiche, dall’altro non fanno che confermare quanto la nostra rivista sostiene da sempre:l’arte necessita di essere creata, non solo pensata, o in certi casi addirittura vomitata, letteralmente.
E sì, perché questa settimana, mentre un’artista che ha passato gli ultimi anni a vomitare beveroni colorati su tela – e una volta pure su Lady Gaga – sta facendo notizia adesso sul web per le sue sempre più preoccupanti performances con dita in gola, nel panorama nostrano succede che l’arte concettuale abbia finalmente trovato il giusto spazio di valorizzazione, non per mano di un curatore di grido, ma per il merito di un’addetta alle pulizie che ha semplicemente svolto la sua mansione secondo etica professionale:gettando i rifiuti nella spazzatura.

Ma andiamo per ordine: sono le 5 del mattino del 19 Febbraio, e la location è la Sala Murat del Comune di Bari. La sig.ra Anna è incaricata di pulire lo spazio, perché più tardi inaugurerà la collettiva d’arte contemporanea Display Mediating Landscape. La nostra eroina è lì per pulire la sala, non per allestire la mostra. Non può sapere che alcuni pezzi, cinque, non sono ancora del tutto assemblati, ma sono solo appoggiati in attesa che arrivi il curatore a finire la disposizione. Si ritrova davanti delle scatole con del cartone e della carta di giornale, tipico materiale che può godere di un unico passaggio espositivo – sì, ma alla fiera dell’imballaggio – e se ne disfa perché il buon senso le dice che quella roba lasciata per terra è spazzatura e non opere d’arte:al massimo sono imballaggi che adesso stanno ingombrando la sala e lei è lì per ripulirla. E ripeto, lo fa con genuino buon senso, certo che se appoggiato al muro avesse trovato un quadro dipinto, una stampa incorniciata o una scultura – sì, di quelle ancora scolpite, modellate, ottenute per fusione, ce le avete ancora presenti – la sig.ra Anna non l’avrebbe mai e poi mai scambiate per spazzatura.

Nel contempo, nonostante sia in attività dal 2006, Millie Brown, giovane artista londinese, tiene banco in questi primi giorni di febbraio sui social network dove si sono moltiplicati gli articoli in italiano sulle sue gesta. Accostata dagli addetti ai lavori nientemeno che a Jackson Pollock per la tecnica del dripping, nel 2010 non poteva che raggiungere l’apice del successo finendo a vomitare sul bianco abito di Lady Gaga nel video Puke on Gaga. Tutti i critici che l’incensano non si vogliono curare del fatto che le sue performances a base di latte di soia colorato e poi vomitato, procurandosi i conati tramite due dita in gola, siano una spettacolarizzazione della bulimia, resa glamour e quindi più pericolosa, dal contesto modaiolo e artistico che le gravita intorno.

Per lei e per gli altri artisti vuoti, l’unica creazione possibile è quella del culto della personalità, ormai virato in tutte le declinazioni della decadenza. Che l’arte contemporanea sia degenerata nel sensazionalismo e che il suo successo sia decretato in base a quanta attenzione possa ricevere, è un dato ormai assodato. Di conseguenza, più sovversivo, disgustoso e pornografico è, più attenzione riceve dai critici e dai media, perché il fattore shock viene scambiato per grandezza. Tutto ciò ha scatenato la corsa per la fama last minute, in una continua gara a chi è più strano e spiacevole ai sensi, ma spesso queste esibizioni vanno oltre il caso umano. L’artista del vomito è solo l’ultima delle trovate pubblicitarie in qualche modo legate a forza al settore dell’arte e in tanti casi analoghi, queste funzioni corporali, solitamente riservate alla stanza da bagno, vengono espletate in importanti gallerie e sedi istituzionali.

Non voglio fare i nomi di questi altri personaggi e tantomeno mostrarne le immagini, ma chi vorrà potrà tranquillamente cercarseli su Google, trovando una bella carrellata di sedicenti artisti che dipingono con i genitali, con le natiche, con il seno, anche con la lingua o con gli occhi. Guarda caso, non si tratta mai di persone disabili o che per un incidente abbiano perso gli arti e debbano in qualche modo esprimere la loro vena artistica come meglio possono, utilizzando i pennelli con la bocca o con i piedi.
Arriveremo al punto in cui la notizia incredibile sarà quella di trovare qualcuno che ancora dipinge tenendo in mano un pennello?

About The Author

Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
Google+

Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.

Leave a Reply

Your email address will not be published.