di  Emilio Gargioni

Sono sempre più convinto che Andrea Berlinghieri sia il giovane erede di Lorenzo Alessandri, colui che ha fondato parecchi anni fa il gruppo Surfanta, un collettivo di artisti legati alla Galleria Davico. Tutto, nelle opere di Berlinghieri, fa pensare alle atmosfere della Soffitta macabra, che era il luogo di incontro - nel centro di Torino – di artisti e frequentatori, con la passione del paranormale e dell’occulto.

Si presentava con un arredamento di pareti ricoperte da disegni e dipinti raffiguranti scheletri e impiccati, accanto ai quali trovavano posto scaffali ricolmi di teschi, di corvi imbalsamati e di vari oggetti misteriosi. Alessandri e i suoi mostri grotteschi hanno di certo inciso il loro segno nell’occhio di Andrea Berlinghieri che, col suo stile personale, ripropone colori, ambientazioni, figure e personaggi del macabro, reinterpretati in chiave grottesca e quasi ironica.

Interrogato su questo argomento, l’artista ha dichiarato di aver visto per la prima volta le opere di Alessandri negli anni Novanta. Col passar del tempo ha apprezzato sempre di più sia le incisioni, sia gli oli del Maestro. Il mondo popolato da scheletri, personaggi strani, mostri e donne fascinose lo ha sempre attratto e, a un certo punto, è come se qualcosa fosse entrato nel suo animo d’artista.

Questa è stata la porta attraverso la quale i suoi mondi si sono concretizzati in una pittura spesso col sapore della Soffitta macabra. Nei quadri di Berlinghieri ritroviamo infatti malefici figuri ridacchianti, cinghiali mascherati, omuncoli azzurri con cappellacci rossi, teschi che fanno sberleffi, maghi, draghi e coccodrilli, all’interno di laboratori dove l’alchimia fantastica comanda.

Il filo conduttore è da novello “Surfanta” e le atmosfere, sui toni del blu, degli azzurri e dei turchesi (alla maniera di Alessandri), ci conducono in un mondo apparentemente maligno, ma sostanzialmente scanzonato. In questo suo mondo spesso appare, come protagonista un coccodrillo.

Abbiamo verificato con Andrea il perchè di questa predilezione. Secondo il pittore la “scelta” del coccodrillo deriva da una pura questione estetica: il rettile, ferocissimo, può assumere talvolta tratti quasi comici, addirittura simpatici. Da piccolo, ci rivela Berlinghieri, gli piacevano le lucertole, perchè – a suo dire – sembravano degli animali in tuta da ginnastica e, il coccodrillo è il re delle lucertole!

Non vanno poi dimenticate le leggende metropolitane che vedono i coccodrilli, divenuti albini, nelle fogne della città di New York. Spesso l’artista ne immagina uno che esce di notte da un tombino e gira per la città, entra in un bar, si siede al bancone, beve rum e se ne torna a casa accompagnato da una bella donna che … immancabilmente si pappa.

Nelle opere di Berlinghieri sono ricorrenti due elementi significativi: le atmosfere cupe e i toni del blu. Il pittore è attratto, come egli riconosce, da tutto ciò che è oscuro, fin da ragazzino, a prescindere dal proprio stato d’animo. È affascinato dai segni lasciati dal tempo, il tempo che passa e modifica i luoghi, le persone, gli oggetti lasciando tutto celato e seminascosto, spesso abbandonato.

Sono i luoghi di solitudine e di introspezione quelli che lo affascinano, e il mistero che infondono viene trasferito nelle sue tele, spesso con luce bassa, contorni accennati, che si perdono e si mischiano alla nebbia, senza per questo essere per forza inquietanti. Il blu è il colore che ama. A volte vorrebbe colorare fisicamente di blu ciò che lo circonda, persone comprese. Il blu è il colore che “firma” tutte le sue opere.

Racconta di aver avuto – qualche anno fa – un neon blu che poi si è rotto. Quando lo accendeva, ne riportava sensazioni molto precise; i riflessi lo conducevano da qualche parte in un luogo surreale in riva al mare, con pareti trasparenti di vetro e movimenti come onde di luce blu sul soffitto.

Red girl, olio su tela, cm 40x60

Red girl, olio su tela, cm 40×60

Ama il blu sulla sua pelle, sulle persone e sulle donne. Gli piacciono i capelli blu, le mutande blu, i blue jeans e il ghiaccio blu. Ho seguito, negli ultimi tempi, il percorso artistico di Berlinghieri e nei quadri più recenti si avverte un’evoluzione rispetto ai precedenti, perchè le situazioni grottesche, quasi caricaturali, hanno ceduto il posto a raffigurazioni prettamente surreali, con meno personaggi e più atmosfera.

Interrogato in proposito, l’artista ha concordato su questa valutazione che gli deriva dal piacere della sperimentazione. Anni fa ha imparato la tecnica pittorica presso l’atelier di un maestro contemporaneo, subendone spontaneamente l’influenza.

Col passar del tempo e divenuto sempre più padrone della tecnica, ha iniziato a raccontare di più il “suo” mondo, provando a volte «l’impressione di dover arrivare a togliersi la pelle, per potersi aprire come una pentola a pressione che è sul punto di far saltare il coperchio…». Il suo è un «… viaggio costante, ma il momento dell’ispirazione, in cui viene creata l’opera, è sacro così come si presenta…». L’obiettivo, a suo dire, è quello di continuare a migliorare la tecnica, per arrivare a creare determinati effetti che producano in lui grandi emozioni.

Ritiene che il suo tipo di pittura debba essere definito “surrealismo magico” o meglio “surreal writing“, perchè ama molto le scritte sui muri che appaiono spesso nelle sue tele (Exit, blu light, I love you, blu sky….) e i murales che compaiono talvolta sugli sfondi dei quadri.

La sua pittura più recente è semplificata, meno piena di personaggi (vi compare spesso il muso di un gatto), più poetica e anche più allusiva, si concentra su un solo elemento e intorno crea un alone di silenzio e di mistero, non dimenticando mai le tonalità del blu e dell’azzurro.

Fa parte di questa nuova serie di opere il suo autoritratto. Mi ha confessato che da tempo voleva realizzare un ritratto, ma nessuno lo ispirava abbastanza. Ha pensato a se stesso, in primissimo piano, quasi un autoritratto della sua anima. Lo ha vissuto intensamente e, osservandolo, si percepisce la netta sensazione di un artista che cerca costantemente emozioni per i suoi occhi e il suo cuore.

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