di Susanna Tartari

A pochi giorni dall’inaugurazione, a Julia Krahn viene comunicato che la sua installazione è stata esclusa. In un primo momento la proposta era stata accettata, per poi essere stata la mostra annullata e l’artista cancellata dal sito e dalla comunicazione.

Sono trascorse alcune settimane da quando ho visto passare la notizia su facebook e da quando ho sentito per la prima volta al telefono Julia Krahn, occasione in cui mi confermò che la sua installazione all’interno di una chiesa tedesca era stata annullata a pochi giorni dall’inaugurazione. L’installazione faceva parte di un progetto di diverse installazioni di artisti tra cui Ai Wei Wei, Rebecca Horn e Vanessa Beecroft, in sette chiese tedesche ad Amburgo.

Purtroppo ero in partenza per Benevento e così non ho potuto scrivere subito l’articolo. O forse, avrei dovuto imbattermi in un dipinto, per dare forma a quanto accaduto a Julia.

Infatti, proprio nella chiesa del convento di San Francesco a Benevento – dove ho soggiornato per alcuni giorni – si trova una porzione di un affresco del XIV secolo, di autore sconosciuto – dove si vede una Madonna a seno scoperto che allatta il piccolo Gesù. Come sapete, l’iconografia della Madonna del Latte, Madonna Lactans o Virgo Lactans, è molto ricorrente nell’arte e ciò che mi ha sempre affascinata, è la frase con cui vengono spesso accompagnate le immagini “monstra te esse matrem”, mostrati una madre.

In tutti gli affreschi e dipinti (i più, visibili nelle chiese), dedicati alla Virgo Lactans, possiamo osservare la Vergine a seno scoperto, colta nell’atto di allattare il figlio o in procinto di farlo oppure mentre un getto di latte o gocce dello stesso scendono dal suo seno direttamente nella bocca di Gesù, di un Santo o di altri personaggi legati alla religione cristiana.

E dunque, perché ciò che vediamo nelle chiese, in una chiesa viene “censurato”? Come mai in un primo momento la proposta del lavoro eseguito da Julia Krahn è stata accettata, per poi essere annullata con relativa mostra e nome dell’artista cancellata dal sito e dalla comunicazione? E tutto questo a pochi giorni dall’inaugurazione?

Julia mi dice di essere stata invitata a partecipare all’iniziativa con un’installazione composta da sette gigantografie appese nell’abside di una chiesa. Tra queste immagini sono presenti una donna che allatta suo figlio nudo e due donne a seno scoperto. I ritratti sono parte di una ricerca più ampia intitolata 33MM (Maria Maddalena).

In fase di produzione, viene respinta la proposta finale. La motivazione di ciò, sarebbe da attribuire alla nudità delle immagini, perché avrebbe potuto ferire l’osservatore e le vittime di una violenza: una donna a seno nudo avrebbe potuto collegarsi al dibatto #metoo e un bambino nudo portare l’attenzione verso il tema dell’abuso su minore. A questo punto, l’artista sviluppa un nuovo lavoro dove copre le nudità con i pixel.

Tornando alla Madonna del Latte, non voglio addentrarmi nella ricerca storica di tale immagine, che per giunta sembra risalire all’antico Egitto e al culto di Iside, e quindi dovrei scriverci un trattato, ma mi sorgono spontanee alcune domande; veramente nel XXI secolo siamo diventati così puritani o, come spesso accade, migliaia di persone devono accettare la decisione di pochi? Come mai a Julia Krahn che, conta fra le sue esposizioni 15 mostre all’interno di contesti ecclesiastici con temi come la nudità, il corpo femminile e l’iconografia cristiana, ad Amburgo, hanno vietato l’esposizione della sua installazione?

Forse questo lavoro fa paura?

La risposta, dice Julia, è negli occhi di chi guarda: dove le immagini raccontano maternità, innocenza e amore, si teme di mostrare un invito alla violenza, di ferire chi è stato vittima di abuso. La richiesta di celare i corpi nudi e scegliere che cosa mostrare si trasforma, dunque, in un paradosso pericoloso. Ed ecco che, la purezza delle immagini di Julia Krahn sembra diventare più provocatoria delle immagini di violenza cui la società contemporanea è esposta quotidianamente.

In viaggio sulla via del ritorno, rifletto e comincio a scrivere. Sento però che manca ancora qualcosa. Ma ecco che mi arriva un e-mail da Julia. Il messaggio dice: da questa esperienza, nasce un nuovo lavoro dal titolo 33MM_pixel, una ricerca sull’immagine celata e rivelata, sul suo potere di redenzione dello sguardo dell’osservatore verso una possibile veste di grazia quotidiana.

Avremo quindi presto un nuovo lavoro di Julia Krahn. Un’artista che affronta la relazione tra la natura umana e la grazia e mostra come la nudità innocente sia una veste di grazia, una grazia primigenia a cui è possibile ritornare, di cui è possibile spogliarsi come rivestirsi.

 

In copertina : Julia Krahn_33MM Isabel pixel_2018

 

http://www.juliakrahn.com/

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