Chi osserva l’opera di Alexander Kanevsky è come se lo facesse da una postazione privilegiata del campo di battaglia:vede tutto, intuisce il disagio e la grandezza di un destino ciclico disegnato da una mano superiore, e sa di non poter intervenire.

Alexander Kanevsky è un medico oncologo e psichiatra russo, specializzato in medicina alternativa, ayurvedica, tibetana e tradizionale cinese. Ma ha anche una laurea in letteratura ed è un esperto di arti marziali. E tutte queste sue conoscenze e passioni le ha sempre messe in pittura, da buon uomo Rinascimentale dei nostri tempi, come lui stesso ama definirsi.

I suoi lavori sono quindi l’insieme affascinante di tutti questi input diversi, che si mescolano su tele spesso monumentali, traboccanti di un personalissimo bestiario, di giganti e corpi nudi modellati a colpi di nervi e muscoli tesi che s’intrecciano come serpenti primordiali. Le opere di Alexander Kanevsky hanno viaggiato nel mondo, anche per le commissioni ricevute direttamente dai Ministeri della Cultura di Cina e Giappone, per esempio, o dal Governo Indiano e del Kenya. Da sempre ispirato dalla letteratura, due sue opere, L’Amleto e il Re Lear, sono state acquisite dal famoso Royal Shakespeare Globe Theater di Londra.

Pittore di straordinaria cultura letteraria e scientifica, profondo conoscitore della Storia dell’Arte, Alexander Kanevsky si muove a suo agio tra i protagonisti del Mito e della Bibbia, e su certe sue opere aleggia quello stesso spirito caro a Dostoevskij, non solo perché qui entrambi gli autori sono russi. Il delitto e il castigo, la salvezza possibile solo tramite la sofferenza, sono insiti nelle sue scene teatrali, dove, tra le moltitudini di azioni simultanee che si stanno combattendo in ogni angolo della tela, chi osserva l’opera di Alexander Kanevsky è come se lo facesse da una postazione privilegiata del campo di battaglia:vede tutto, intuisce il disagio e la grandezza di un destino ciclico disegnato da una mano superiore, e sa di non poter intervenire.

Nel caos di quella vita rappresentata, che nasce, evolve e combatte, ci si riconosce e nello stesso momento si apprezza di starne fuori, per un istante, come fossimo noi i Creatori e non le creature che si affannano per trovare il loro posto nel mondo.

Alexander Kanevsky ha poi quella capacità di rievocare a piacere, con istinto e naturalezza, diversi movimenti e tecniche artistiche a seconda dei soggetti che dipinge. Alcuni dei suoi grandi ensemble sembrano dei collage, tanto i corpi nudi paiono strappati con forza ognuno dal suo proprio contesto, così frastagliati e netti. Al contempo, nei suoi grovigli umani, animali e grotteschi, nelle sue campiture pienissime dove ogni dettaglio si fonde nell’altro, pulsa quel magma underground che riporta alla freschezza, non sottoposta a censure editoriali, del fumetto alla Robert Crumb: una cosmogonia dove dentro ci sta tutto, ma proprio tutto, il background scientifico e spirituale di Alexander Kanevsky. Questo perché il suo immaginario non è solo quello classico “alto”, pittorico e letterario. La sua lunga permanenza negli States, dove ormai vive dal 1990, nel New Jersey, non può non averlo influenzato con la sua cultura pop e fumettistica, che si cela nelle sue opere.

Impossibile non vedere nel suo Nomad blu l’onnipotente supereroe dai poteri divini, quel Dottor Manhattan dei Watchmen di Alan Moore capace di teletrasportarsi ovunque e di attraversare la materia. Ci sono poi i suoi processi di embriogenesi, dove il metafisico e lo spirituale passano attraverso certi inferni che ricordano Bosch, dove la carne è punita per i peccati della psiche. Su certi volti plasmati come maschere c’è molto dell’orrore definitivo di Nussbaum, ma tanto più materico da sfociare nell’impietrito Espressionismo ante-litteram dell’Orco del Sacro Bosco di Bomarzo, soprattutto nell’opera Hospital, in cui Alexander, per deformazione professionale, incarna la brutalità e l’impotenza della medicina, raffigurando un medico nano che ausculta un paziente gigante, che ricorda tanto il bue squartato di Soutine o di Rembrandt. Più che un ospedale, quello di Alexander Kanevsky sembra il Negozio del Macellaio di Annibale Carracci:un’opera che riflette il cambio di rotta dell’Alexander medico, affrancatosi dalla medicina tradizionale anni or sono per approcciare la malattia con metodi più naturali. In quanto alla funzione dell’arte nel mondo, Alexander la pensa come uno dei suoi maestri di riferimento, il grande regista russo Andrej Tarkovskij:

L’arte deve generare dei terremoti dentro l’anima dello spettatore, non deve aspettarsi di creare adorazione.

Alexander stesso non usa modelli in carne ed ossa per le sue rappresentazioni – quindi non adora – ma attinge al suo personale catalogo intellettuale, fatto di simboli mitologici e religiosi che emergono con impeto nei dettagli:il risultato è una pittura alchemica, che allucina antropomorfi inquietanti, efficaci proprio per la sua profonda conoscenza della composizione del corpo umano. In alcune sue opere, anche il richiamo della bolgia di carne algida che si fonde e si moltiplica, porta il pensiero a quel capolavoro cinematografico de La cosa di John Carpenter, per esempio nell’opera Subterrian. Ed ecco che quegli organi umani perfettamente cesellati si fondono in creature fantastiche, i cui occhi paurosamente aperti e insistenti – questi occhi, sua firma inconfondibile, che lui sa come incastonare nei volti e nei musi, a volte lividi come in Rosso Fiorentino, il più delle volte liquidi come in Bernardo Strozzi – ci fanno sentire osservati, se non giudicati, da un mistero soprannaturale che si sprigiona mistico nelle stratificazioni di colore. E non sorprendetevi se lì in mezzo vedrete spuntare qualche intruso, come un animale umanizzato che ricorda il ranocchio Kermit del Muppet Show, perché anche questa è cultura, di quella che uno come Alexander Kanevsky può permettersi.

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Sandro Serradifalco
Editore, critico e saggista
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Muove i primi passi nel mondo dell'arte nella doppia veste di pittore e gallerista: l’esperienza vissuta all’interno dei meccanismi di entrambe le barricate gli permette di occuparsi con rara sensibilità dell’immagine degli artisti, attraverso la creazione di eventi di importante caratura nazionale ed estera.