di Isabella Cairoli

Il sogno: quanto accade in noi nel momento in cui dallo stato di veglia ci lasciamo andare a un diverso stato di coscienza, è oggetto di studi da poco più di un centinaio d’anni. Capostipite della psicanalisi, Sigmund Freud, aprirà un varco a numerosi seguaci che lo adoreranno – o lo discuteranno – per molti decenni ancora, sino ad oggi. Sebbene alcuni dei suoi assunti siano entrati a far parte del linguaggio comune, siamo ancora lontani dal prendere pienamente coscienza – nella psicanalisi così nell’arte – della portata e importanza della vita notturna e delle sue immagini anche per quanto definiamo “stato di veglia”, in cui nutriamo solo l’illusione di governare completamente la nostra persona.

A riprova del fatto che le intuizioni dell’animo umano possano spesso anticipare studi più sistematici, possiamo senz’altro dire che l’arte ha iniziato il suo percorso di esplorazione del sogno, invece, molto tempo prima di Freud, trovando poi nel Simbolismo l’esplosione celebrativa di questa tensione presente da molto tempo prima. Heinrich Füssli scriveva, già verso la fine del diciottesimo secolo: «La regione più inesplorata dell’arte è il sogno». Le opere di Alessio Serpetti trovano una collocazione in questa dimensione del tempo: notturna, onirica, misteriosa.

La chiave per leggerne i messaggi si può ritrovare nella conoscenza di quanto espresso dalla tradizione simbolista, di cui si propone continuatore: immagini femminili in atteggiamento misterioso, sguardi inquietanti, situazioni dove tutto è lasciato in sospeso, privo di margini concessi a un’esplicita rivelazione. La sua passione per la scenografia gli permette di costruire e inserire i protagonisti delle singole opere in sfondi fortemente connotati dalle stesse caratteristiche di sospensione atemporale.

L'Anima nascosta della notte

In queste rappresentazioni tornano alla memoria i demoni di Omero, di Shakespeare, Milton, gli spiriti della natura e le forze arcane elementari che si giostrano in lotte tra opposti: Alessio Serpetti guarda sia al mondo angelico, che a quello demoniaco. Elementi fortemente costitutivi di una ricerca legata alla sfera della spiritualità e dei suoi archetipi: angeliche fanciulle ritratte schiena contro schiena, sono misticamente rivolte a uno spazio infinito, richiamando una invocazione di eternità.

L’utilizzo prevalente della monocromia esalta la sensazione di trovarsi in un luogo spiritualmente distaccato dalle immagini di cui è costituita l’evidenza policroma della vita di veglia. In questo contesto stilistico si esprime la sua particolare ricerca legata al segno. Ritroviamo invece una tensione più turbata dalla presenza di forze oscure nelle opere in cui si assiste con più evidenza a una “messa in scena” mascherata, a un giochi delle parti: mancati svelamenti in cui gli occhi nel quadro – specchio dell’anima notturna – non sono proposti come sinonimo di chiarezza, bensì di mistero e oscurità, con chiaro riferimento alla sfera dell’inconscio e alle sue travestite rivelazioni.

Secondo Paolo Levi, il rapporto tra Serpetti e un artista come Heinrich Füssli che, come lui, esplorò i mondi onirici «si precisa nel rapporto ben diverso tra loro di nell’affrontare l’inferno dell’anima. Quelle di Füssli hanno radici sotterranee e telluriche, anticipano l’Espressionismo dionisiaco tedesco del primo Novecento. Quelle, invece, di Alessio Serpetti sono sotterranee, ma esprimono una soavità apollinea, in un contesto di meditata ombreggiatura pittorica.

Da questa sua malinconia sensuale scaturiscono le sue fanciulle in fiore». Ritroviamo in Serpetti una componente espressiva romantica, messaggi enigmatici che si rivelano in una simbolica doppiezza mascherata, spesso espressa da immagini femminili. La donna e le sue curve, madre e seduttrice, portatrice di vita feconda così come di turbamenti e sottrazioni angosciose. Protettrice e traditrice: chi potrà dire quale delle due? Potrei restare vittima della sua bellezza.

Quella del sentimento ingannevole, fragile come un ramo di spine di rosa. Tramite l’armonioso sfumato, la sua mano riesce a far convivere il verosimile con le immagini prodotte dalla nostra psiche. Nei giochi di sfumature tra luce e ombra, l’artista si fa messaggero di spiritualità sotto la veste visionaria dei suoi fantasmi notturni, che si dissolvono ai primi bagliori dell’alba, riprendendo la rassicurante forma di figure angeliche. Il segno prevale sul colore, costruendo in autonomia un insieme alchemico di tonalità e contrappunti a definizione dei suoi protagonisti e loro scenari.

In molte delle sue ricerche si avverte il fascino provato verso il Rinascimento e lo studio in chiave classica del corpo femminile, rappresentazione di bellezza e vita. A volte, le fanciulle sono ritratte con animo sofferente: come se non toccasse solo alla natura maschile la fatica di separare il desiderio dell’anima femminile dalle sue contraddizioni. Sincerità e doppiezza, portatrici di carichi emotivi che gravano sia sull’uomo che sulla donna, si manifestano nelle sue opere attraverso l’immagine della maschera.

I Segreti dell'anima

Abbiamo l’impressione di essere invitati a prendere parte a cerimoniali esoterici, lasciandoci prendere per mano da dolci creature dalla plastica staticità, morbide e ariose nei chiaroscuri che ne denotano le forme e gli atteggiamenti. Alessio Serpetti (Roma, 1975) frequenta sin da giovanissimo i Corsi di Arti Figurative diretti da Carlo Marcantonio dapprima presso l’Accademia Prenestina del Cimento, poi alla Scuola d’Arte “Casa Romana”. Dopo la Maturità artistica consegue il Diploma Accademico di Scenografia presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma e, successivamente, l’abilitazione per l’insegnamento di Educazione Artistica e Disegno e Storia dell’Arte. Alla fine degli Anni Novanta inaugura il suggestivo ciclo delle “Vedute di scena”, capricci scenografici in bianco e nero realizzati con la tecnica tradizionale del carboncino; mentre dal 2009 orienta la sua ricerca verso un simbolismo surreale ricco di elementi onirici e teatrali, avviando la raffinata collezione “L’Arte del Sogno”.

Da alcuni anni si dedica con passione all’attività incisoria (prevalentemente acquaforte) per delineare poetiche visioni tra classico ed allegorico, che include nella raccolta dei “Notturni arcani”. Le sue opere, oggetto di analisi in volumi di natura scientifica adottati come testi di studio dal Dipartimento di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Roma “La Sapienza” (2012), sono state esposte presso prestigiose sedi museali ed istituzionali, Ville, Palazzi storici e gallerie in Italia e all’estero (tra cui Gipsoteca e Museo Canoviano di Possagno; Palazzo Valmarana Braga di Vicenza; Palazzo Giustinian-Faccanon di Venezia; Palazzo Pepoli Campogrande di Bologna; Museo Casa di Dante e Museo Bellini di Firenze; Art Museum di Chianciano; Palazzo Leonetti Luparini di Spoleto; Palazzo Orsini di Bomarzo; Sale del Bramante, Complesso dei Dioscuri al Quirinale e Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma; Chelsea Old Town Hall, Pall Mall Gallery e Royal Opera Arcade Gallery di Londra; Museo Europeo d’Arte Moderna di Barcellona). Presente alle Biennali di Chianciano (2011), Roma (2012), Palermo (2013), Londra (2013), Barcellona (2015), alla Triennale di Roma (2011), al Premio Sulmona (2015) e ad altri importanti eventi internazionali (curati, tra gli altri, da Paolo Levi, Vittorio Sgarbi, Giorgio Di Genova, Daniele Radini Tedeschi, Elena Gollini), nel 2017 vince (ex-aequo) il Premio della 5°a Biennale dell’Incisione Contemporanea “Città di Bassano del Grappa”.

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