Il Leviatano – Botta e Risposta col direttore di Effetto Arte

a cura di Barbara Zucchi

 

Paolo Levi non fa prigionieri. Sin quando non avrà un minimo pentimento lo prenderò alla sprovvista per ottenere da domande “normali” risposte infami.

 

BZ: “Per me” – ha detto Paolo Sorrentino – “il tempo è l’unico soggetto possibile, come trascorrere il tempo, quanto ne rimane, quanto e’ passato. Tutto ruota intorno al tempo. Siccome il cinema riflette la vita, serve a capire il tempo di oggi.”
Le chiedo se anche il compito dell’artista è di raccontare il tempo in cui vive.

PL: Paolo Sorrentino, come artista del suo settore, è teso a capire il mondo di oggi tramite il linguaggio cinematografico. Rispetto alla pittura e alla scultura, la pellicola è un contenitore formidabile per interpretare una scheggia del nostro breve tempo terreno. Amo tuttora Pier Paolo Pasolini, grande poeta del bianco e nero, fuori dal tempo e dentro alla finzione della storia. Per quello che riguarda il linguaggio pittorico e plastico, l’espressività contenutistica è rappresentata da un microcosmo estetico, in chiave di simbolo. Se mai un artista avesse la vocazione di “raccontare la vita”, si troverebbe a competere con gli illustratori di Grand Hotel; se affranto, quanto politicamente impegnato, si riconoscerebbe nella parte dell’epigono del Realismo Socialista oppure dell’Espressionismo Informale, correnti del XX secolo, attualmente fuori moda. Pertanto, lasciamo spazio ad autori di importanti pellicole come Paolo Sorrentino e Nanni Moretti. Soprattutto, fare largo a quest’ultimo che, come si sa, ha perso la mamma.

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