Il Leviatano – Botta e Risposta con il direttore di Effetto Arte

a cura di Stefania Bison

 

testa di augusto

SB: In questo colloquio, tra il serio e il faceto, Paolo Levi porta a conoscenza di come, a volte, i burocrati dimostrino carenza di rispetto nei confronti dell’essere umano, nella sembianza vivente di “bene culturale”. Rituale non contemplato nell’asettica ufficialità d’ambito pubblico e istituzionale. Lo spunto è nato da questa mia domanda: esiste una persona in Italia a cui stringerebbe con riconoscenza la mano per il suo ruolo in ambito culturale?

 PL: Il primo nome che mi viene in mente è quello dell’archeologa Germana Vatta. Ha dimostrato di recente che un bene culturale appartiene solo alla collettività, e non all’immagine specifica dello studioso, anche quando produce risultati scientifici ineccepibili.

SB: Infatti, mi pare abbia un profilo professionale di tutto rispetto, dal suo sito.

PL: Però, Germana Vatta lavora nell’amministrazione dell’Università di Roma. A Flavia Amabile, giornalista de La Stampa, ha dichiarato che non potrebbe vivere di sola archeologia.

SB: Quando e in quale occasione si è parlato di lei?

PL: Ai primi di maggio sul quotidiano La Stampa, quando, la bene informata giornalista, ha riportato con dettagli significativi la notizia del recupero di un reperto databile due millenni fa, esclusivamente grazie alla determinatezza di Germana Vatta.

SB: Di cosa si tratta?

PL: La reliquia museale – perché di questo si tratta – ha fatto il suo insperato ritorno, dopo quarant’anni dal furto, nel piccolo comune di Nepi, nel viterbese. Cosa non da poco, si tratta di un raro esemplare di scultura, raffigurante la testa del giovane imperatore Ottaviano Augusto. È uno dei pochi costrutti plastici, esistenti al mondo, fuori dai canoni estetici dell’ufficialità. A suo tempo, il trafugamento è avvenuto senza alcuna denuncia alle autorità competenti, da parte dell’allora sindaco, e nella totale noncuranza da parte della cittadinanza. L’asportazione ha lasciato malinconicamente acefalo il restante pezzo corporeo, tutt’oggi collocato sotto i portici nella piazza, davanti al Municipio.

 SB:  Per quale motivo Germana Vatta, in questa vicenda, ha avuto un ruolo significativo?

PL : Alcuni anni fa l’archeologa raggiunge la cittadina di Nepi per ricerche necessarie ai propri studi d’ambito archeologico, così meticolose, da rivelarle che il reperto acefalo in bella mostra sotto i portici, era carente di testa imperiale da circa quarant’anni. Immediata è stata la sua certezza che l’antico reperto si fosse dileguato verso quelle mete collezionistiche, internazionali, di cui i tombaroli conoscono il sicuro approdo.

SB: Posso presumere che Germana Vatta si sia messa, nella veste dell’indagatrice, a caccia del reperto rubato.

PL: Certamente. Seguendo il proprio fiuto o, meglio, nel suo caso il filo di Arianna – è riuscita dopo due anni a individuare la scultura presso la raccolta dei Ritratti del Museo Reale di Arte e Storia di Bruxelles. Questo è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’antiquario di Zurigo che aveva acquistato nel 1975, epoca del trafugamento, la testa del giovane Augusto, per 35.000 franchi svizzeri. Da qui la tenacia di Germana Vatta, che è stata determinata nell’identificare i vari passaggi di proprietà, sino alla tappa vincente, dal gran finale, a Bruxelles. Questo felice traguardo ha messo in grado la Soprintendenza di Roma di avere in restituzione la preziosa testa. Così il giovane Ottaviano, dopo quattro lunghi decenni dal rapimento ha fatto ritorno nella sua dimora a Nepi. Fa parte della cronaca dell’evento il sommo gaudio di Pietro Soldatelli, attuale sindaco, quello dei rappresentanti della Soprintendenza di Roma, nella trionfante parte di liberatori del segregato Imperatore.

SB: Immagino che Germana Vatta, in questa manifestazione istituzionale, sia stata coperta di encomi, premiata,con promesse di carriera.

PL: Sinora non mi risulta niente di tutto questo. In Italia, non sono previsti riconoscimenti alle miss Marple dell’archeologia come nel caso della generosa Germana Vatta. Il resto è silenzio.

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